“Un vino che fa diventare matti”: presentato a Cison il docufilm “Vitis prohibita” che racconta il passato e spiega il futuro del Clinto

Un ritorno al passato e uno sguardo al futuro: con questo obiettivo lo scorso 11 settembre Castelbrando di Cison di Valmarino ha accolto l’associazione confraternita del Clinto per una proiezione inedita.

La confraternita conta circa 300 soci sparsi nel Veneto e non solo e ha organizzato una proiezione in anteprima per l’Italia di “Vitis prohibita – il ritorno delle viti resistenti” un cortometraggio filmato negli Stati Uniti, in Francia, nel Quartier del Piave, in Austria e in Romania.

“Questo film nasce per la tutela e la salvaguardia di questo vitigno che stava scomparendo anche se qui nel Quartier del Piave si trova un po’ dappertutto” commenta Franco Zambon, presidente dell’associazione.

Il Clinto ha una storia particolare e Franco spiega che la vinificazione è vietata ovunque tranne che in Austria e Romania.

Stéphan Balay è il regista del film: “Da piccolo vedevo sempre una bottiglia di Clinto sul tavolo di casa ed era strano perché in Francia si diceva che faceva male, faceva diventar matti, e ho voluto approfondire la questione per capire come mai fosse addirittura considerato pericoloso”.

“Ho capito che il problema non era solo francese ma addirittura europeo – continua – quindi l’obiettivo del convegno è far conoscere questo vino attraverso un film-documentario che inizialmente potrà far ridere, ma finirà per spiegare la viticoltura del futuro”.

A commentare anche Luca Buffon, responsabile regionale delle piccole produzioni locali: “Possiamo dire che oltre alle altre 12 tipologie già inserite tra le Ppl (piccole produzioni locali) ci stiamo attivando per l’ingresso del Clinto, che sappiamo essere riconosciuto come uno dei prodotti tipici del Veneto”.

La presentazione dei prodotti é importante e va promossa nel modo corretto, come conferma Antonio Panizzolo, del direttivo della confraternita del Clinto: “Per salvaguardare il vitigno vogliamo valorizzarlo a 360 gradi, per esempio attraverso il “Sugoli”, un dessert ricavato dal mosto del Clinto molto noto nel padovano e vicentino, ma lo troviamo anche in brasati, arrosti o dolci come la pinza e altri prodotti tipici del Veneto”.

Franco Zambon ricorda che il Clinto ha una storia che affonda le sue radici nella tradizione contadina e anticipa come potrebbe trasformarsi in futuro: tra gli esperti del settore di parla infatti di PVI, vitigni che non necessitano trattamenti e che finalmente potrebbero rinnovare la storia di questo vino.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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