Conegliano, inaugurata ieri la lapide commemorativa del settimo centenario della morte di Dante: “Figura che alimentò la coscienza nazionale”

“Al sommo poeta Dante Alighieri padre della lingua e della nazione italiana nel settimo centenario della morte. Il gruppo ‘Amici di Dante’ e il Comune di Conegliano. 14-9-2021”: è il messaggio contenuto nella lapide commemorativa, realizzata per le celebrazioni del settimo centenario della morte di Dante.

La lapide è stata posizionata su Porta Dante, uno degli accessi alla storica via XX Settembre a Conegliano, nel tardo pomeriggio di ieri, martedì 14 settembre, alla presenza del commissario straordinario Antonello Roccoberton, dei rappresentanti delle Forze dell’ordine, di alcuni componenti del gruppo “Amici di Dante” e del suo presidente Carmelo Ciccia.

Una lapide commemorativa realizzata dalle Onoranze funebri Roman, posizionata a fianco di un’altra lapide, in questo caso risalente al 1921 e dedicata al sesto anniversario dantesco.
E proprio questa continuità nel celebrare il sommo poeta è stata enfatizzata sia da Roccoberton che da Ciccia.

Il primo ha sottolineato quanto tutto ciò sia la “dimostrazione del riconoscimento del sommo poeta” e, successivamente, ha ringraziato gli “Amici di Dante” per la valorizzazione di questa figura dall’indiscutibile rilevanza storico-letteraria.

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Sì perché le celebrazioni dantesche a Conegliano non si sono esaurite nella sola giornata di ieri, ma proseguiranno fino alla fine del mese, grazie a un ricco calendario di eventi messi insieme dalla regia del gruppo guidato da Carmelo Ciccia (qui l’articolo).

E proprio quest’ultimo ha colto l’occasione per tratteggiare alcuni dati, utili a mostrare come nel tempo si sono svolte le celebrazioni dantesche: “Conegliano ha dato prova della sua attenzione a Dante. Basti pensare a Porta Dante, ai versi danteschi del Monumento ai Caduti. C’è pure una scuola che porta il nome del poeta“.

“Nel 1865 tutte le città del Veneto si sono organizzate per celebrare la nascita di Dante – ha proseguito il professor Ciccia – Ciò era la dimostrazione di una volontà di adesione al Regno d’Italia, in epoca di dominazione asburgica e questa era una forma di espressione di italianità, grazie a Dante, che alimentò la coscienza nazionale. In tutto il mondo sono sorte iniziative per onorare la sua figura“.

Italianità che è stata rievocata nel momento in cui è stata scoperta la lapide, sulle note dell’Inno di Mameli, intonato da tutti i presenti alla cerimonia.

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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