È morto il 64enne del “giallo di Cornuda”: non si era più ripreso dai colpi ricevuti dal ventenne che ospitava

È morto questa notte Giuseppe Vendrasco, uno dei due protagonisti del cosiddetto giallo di Cornuda, avvenuto tra l’8 e il 10 luglio scorso: il 64enne che era stato trovato privo di sensi, svestito, ferito alla testa, nel suo appartamento dove oltre a lui un giovane sarebbe stato legato e cosparso di benzina (vedi articolo).

Una vicenda fin da subito parsa poco chiara agli inquirenti, dove si confondono elementi passionali e patrimoniali e che da oggi dovrà essere chiarita definitivamente senza uno dei due testimoni.

Secondo l’avvocato Paolo Salandin, nominato tutore di Vendrasco, il disegno iniziale costruito sulla base delle testimonianze del ragazzo, con le imputazioni a carico dell’uomo, sarebbe cambiato durante le ultime indagini.

“È presente un aspetto patrimoniale molto rilevante, che dovrà essere indagato e spiegato – afferma l’avvocato – Questo fa pensare che le cose siano andate diversamente da come sono state raccontate”.

Sono i movimenti bancari eseguiti dall’uomo in favore di E.M. ad aver dato questi spunti alla parte di Vendrasco, il quale, trovandosi in uno stato di coma a partire dal ritrovamento, non ha mai potuto testimoniare.

La sua fedina penale era già stata macchiata dall’omicidio della madre e potrebbe aver condizionato i giudizi sull’uomo nell’opinione pubblica, ma l’avvocato Salandin confida nell’oggettività della procura nei futuri sviluppi.

In contrapposizione c’è la testimonianza di E.M., assieme al messaggio inviato ai genitori: “G. mi ha legato e mi vuole bruciare”: il ragazzo, trovato in stato di shock il 10 luglio, cosparso di benzina, dopo essere stato soccorso e trasportato all’ospedale, ha dato subito la propria versione dei fatti, ovvero l’esser stato vittima di un sequestro.

Sulla morte di Giuseppe, che aveva vissuto a San Zenone degli Ezzelini, poi a Pederobba, dove aveva un’attività di vendita di forniture per ristoranti e alberghi, e infine a Cornuda, in via Alessandro Manzoni, l’avvocato Paolo Salandin afferma: “Le lesioni erano gravissime e bastava qualsiasi tipo di malanno per farlo trapassare. Siamo certi non fosse covid, ma era in una situazione davvero fragile”.

 

(Fonte: Luca Vecellio  © Qdpnews.it).
(Foto: Archivio Qdpnews.it).
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