Splende l’Abbazia di Follina, sorgente spirituale in Vallata: la Madonna, il Chiostro e la Foresteria simboli di una bellezza senza tempo

L’abbazia Santa Maria di Follina sorge in una valle ai piedi delle Prealpi Trevigiane, chiamata oggi Valsana dopo aver avuto per secoli il nome di “Valmareno”, ovvero “valle acquitrinosa”.

Grazie all’abbondanza d’acqua, al contesto naturalistico e alla posizione riparata e lontana dai centri cittadini, i cistercensi vi trovarono attorno al 1150 il luogo ideale per la loro vita. Una vita basata sulla preghiera e sul lavoro, dove fondamentale era il silenzio.

Al loro arrivo trovarono già presente una chiesa – di cui ancora oggi non si conoscono le origini – che venne certamente utilizzata nella prima fase del nuovo insediamento; la costruzione del luogo di culto attuale, invece, avvenne nei cent’anni successivi, entro quindi il completamento del chiostro, datato 1268. Successivamente fu realizzata la facciata, nel quarto decennio del XIV secolo, mentre nel XVI sorse il secondo chiostrino sul lato sud, ad opera dei monaci camaldolesi.

Tra tutti questi ambienti è di notevole interesse il colonnato claustrale cistercense, caratterizzato dall’uso della morbida pietra arenaria e da fusti e terminazioni simboleggianti gli alberi del bosco, con elementi fogliacei di varia fattura. Fa eccezione, al centro della galleria nord, un capitello figurato con le immagini di un gallo, una palma, una croce e un rapace – interpretato fino ad ora come una civetta – forse a rappresentare i vari momenti della giornata del monaco, dalle lodi mattutine all’alba, passando per il lavoro nei campi e la preghiera, fino alla veglia notturna.

L’interno della basilica è essenziale. Durante il periodo barocco i camaldolesi lo arricchirono di altari e decorazioni in stucco, ma i restauri successivi al Primo Conflitto Mondiale lo riportarono ad una pulizia formale più vicina alla concezione cistercense. Sono visibili quindi in maniera molto nitida alcune opere d’arte provenienti dai periodi più disparati, a partire dagli affreschi Trecenteschi sopra l’arco del presbiterio, costituiti da due fasce con una teoria di angeli ed una composizione di personaggi del Nuovo Testamento.

In ordine cronologico, dopo questi si trova sulla parete della navata sinistra un San Tommaso d’Aquino intento ad ascoltare la voce di Dio – dalla cronologia incerta, ma probabilmente tra XV e XVI secolo –, mentre sul lato destro è presente una Sacra Conversazione del 1527 ad opera di Francesco da Milano. Accanto a quest’ultimo è collocato un crocifisso ligneo monumentale di periodo barocco, dal grande realismo e resa teatrale, mentre tra le opere del XX secolo si devono menzionare un trittico del Sacro Cuore e l’ancona dorata dell’altar maggiore.

Quest’ultima custodisce al suo interno la statua della Madonna di Follina, un manufatto in pietra arenaria antichissimo e di difficile comprensione per gli studiosi che fino ad ora abbiano tentato di comprenderne le origini. La sua presenza, che vede Maria e il Bambino sorreggere insieme un curioso oggetto dalla forma triangolare, è da secoli richiamo e destinazione delle preghiere dei pellegrini, che assieme ai fedeli locali e agli amanti della bellezza rendono questo luogo uno dei principali fulcri del Sacro delle colline UNESCO.

(Fonte: Cristina Chiesura).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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