Alessandro Winkler il dentista vignaiolo, tutore della rara Boschera, l’uva antica delle colline di Fregona

 

Il vittoriese Alessandro Winkler nella vita professionale è un medico dentista, ma quando si toglie il camice, indossa i panni del vignaiolo.

Nelle colline che si estendono tra Cappella Maggiore e Fregona, Winkler ha avviato un’azienda agricola biologica certificata, scegliendo di recuperare e valorizzare uve autoctone come la Boschera, in passato largamente diffusa in questi versanti collinari ai piedi del Cansiglio. Oltre alla rara Boschera, il dentista vignaiolo ha impiantato anche vigneti di Pinot Nero, Chardonnay e Verdiso, per una estensione di sette ettari e mezzo.

Tutte le uve vengono raccolte a mano, vinificate con il metodo tradizionale della rifermentazione in bottiglia su lieviti indigeni, con la collaborazione di due cantine a vocazione biologica (la società agricola Masot di Sàrmede e la Perlage di Soligo), sotto la supervisione di Luciano Vettori, enologo di fiducia di Alessandro Winkler.

I suoi “campioni”, molto apprezzati da sommelier e ristoratori, sono i vini frizzanti Boschera (produzione che sfiora le 4000 bottiglie) e Rosato dei Colli Trevigiani Igt (3000 bottiglie), vinificati in purezza, non chiarificati e non filtrati.

A imprimere un particolare carattere alle uve è il terreno misto argilloso poco profondo, originato da una laguna primordiale, di cui si nutrono i vigneti che salgono dolcemente fino alla sommità della bassa collina (160 metri slm), da cui si gode un bellissimo panorama, costellato da boschi di farnie, querce e castagni verso il Cansiglio.

Un prato della tenuta è disegnato da un filare di antichi gelsi, residuo di un’agricoltura d’altri tempi, che Winkler tutela con estrema cura.

“La mia è una passione non specificamente enologica o vitivinicola, ma fin da bambino amo la natura e la biologia in senso lato. Quando da grande ne ho avuto l’opportunità, un po’ per staccare dalla routine dell’ambulatorio e un po’ per fare qualcosa di diverso, che fosse all’aria aperta a contatto con la natura, mi sono accostato all’agricoltura, che nelle nostre colline sostanzialmente è viticoltura. Un gruppo di amici, poi, mi ha coinvolto in un progetto che fermentava da alcuni anni, ma che faceva fatica a trovare una sua collocazione razionale, per la valorizzazione di un antico vitigno delle nostre colline che è la Boschera. Da cosa nasce cosa e quindi piano piano è nata questa realtà“.

“La Boschera è un’uva storica, – racconta Alessandro Winkler – che viene comunemente chiamata autoctona, anche se a rigore, parlando con gentisti e ampelologi, non sarebbe propriamente certa la sua origine nelle colline fregonesi. Pare, addirittura, che abbia dei parenti siciliani. Sicuramente è un vitigno tipico, che era molto diffuso fino ad un centinaio di anni fa e che gradualmente, negli ultimi decenni, con la industrializzazione della viticoltura nelle nostre colline ha trovato sempre meno spazio. Per cui, quando venivano estirpati vecchi vigneti ed altri venivano reimpiantati, la Boschera non trovava più una sua collocazione”.”Io mi sono innamorato di alcuni assaggi di questo vino, oltre che del concetto di salvaguardia della biodiversità e della tipicità locale, che già poteva stuzzicarmi. Mi sono appassionato quando ho iniziato ad assaggiare alcune prove di microvinificazione di piccole partite di uva, comprate nel territorio tipico della Boschera, il Fregonese. Infatti, la Boschera ancora esiste quale componente obbligatoria del Torchiato di Fregona” continua.

Qual è stato l’andamento dell’annata 2020? È stata buona sotto il profilo della produzione e sotto il profilo agronomico oppure no?

“Dal punto di vista agricolo in campo, precisando che la mia azienda è certificata biologica, abbiamo la fortuna di essere in una zona vocata come esposizione e quindi siamo facilitati in questo, però dipendiamo moltissimo dal tempo e dalle condizioni meteorologiche. L’annata 2020 è stata un po’ difficile, dal punto di vista della difesa dalle principali malattie fungine della pianta. Dato che noi, in pochi ettari, abbiamo diverse varietà quali Boschera, Verdiso, Pinot Nero e Chardonnay, abbiamo avuto delle rese diverse, sia in quantità che in qualità, a seconda dei vitigni. Comunque, volendo fare una media, è stata un’annata abbastanza buona, dal punto di vista qualitativo, e non particolarmente abbondante per la quantità”.

 

(Fonte: Cristiana Sparvoli © Qdpnews.it).
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