Un’occasione da non perdere lungo la strada che sale al Cansiglio: la Pieve di Santa Maria di Fregona

Circondato dalle Prealpi Trevigiane, lungo la strada che dalla pianura sale al Cansiglio, è situato Fregona un piccolo paese ricco di storia, arte e bellezze naturalistiche.

Qui sorge l’arcipretale intitolata all’Assunzione di Maria; una scalinata monumentale ci invita ad entrarvi e a dedicare una parte del nostro tempo alla visita.

L’intitolazione della chiesa a Maria ci racconta la sua antichità e la presenza del  fonte battesimale ci conferma, in passato, il suo ruolo importantissimo di pieve.

Vi è un’ipotesi che la chiesa sia anteriore al 1000 ma il primo documento che attesta la presenza di una comunità a Fregona risale al 18 ottobre 1185 dalla bolla papale di Lucio III che conferma al vescovo di Belluno Gerardo De Taccoli alcuni possedimenti tra cui Fregona; è molto probabile che già a questa data il paese avesse la sua pieve.

L’edificio viene nominato in un documento del 1474 in occasione della visita del vescovo Nicolò Trevisan; scopriamo che era situato non nell’attuale sede ma ai piedi del colle di San Pietro (sulla cui sommità attualmente sorge la chiesa).

Nel 1791 viene avanzata dall’intera comunità di Fregona la proposta di costruire una nuova parrocchiale e in questa occasione viene demolita la chiesa di San Pietro, sull’omonimo colle, per far posto alla nuova costruzione.

I lavori, iniziati nel 1797, vengono affidati ad Angelo Cordazzo De Martini che dopo dieci anni ultimò la struttura muraria; un’ impresa notevole riuscita grazie all’entusiasmo e alla collaborazione dell’intera comunità di Fregona.

La facciata monumentale ma dalle linee semplici è opera del famoso architetto di Feltre Giuseppe Segusini; eleganza e sobrietà che ritroviamo anche all’interno dove un’ampia unica navata ci accoglie.

Lo sguardo spazia delle pareti laterali scandite da sei nicchie con i rispettivi altari che custodiscono opere preziose fino a convergere verso il presbiterio dove è situato l’altar maggiore.

Opere appartenenti ad epoche diverse ci raccontano, come in una sorta di esposizione museale, una devozione molto forte perpetratasi nel corso dei secoli.

Le due pale cinquecentesche di Cesare e Orazio Vecellio sovrastano gli altari di San Biagio e di San Giovanni Battista e l’opera di pregio “Le anime del Purgatorio” che adorna quello del Crocifisso testimonia la presenza del famoso artista settecentesco Sebastiano Ricci.

Nel presbiterio l’800 si impone con due notevoli opere: sull’altar maggiore la pala di Sebastiano Santi con l’Assunta, che riprende l’opera veneziana di Tiziano, ci colpisce per la sua luminosità e per i suoi colori accesi mentre il Sacrificio d’Abramo di Pietro Pajetta del 1875, nella lunetta sovrastante, dai  toni più sobri e “meditativi” ci introduce al tema della fede e dell’obbedienza.

Ritornati all’esterno dell’edificio, il nostro sguardo non può non essere colpito dall’imponenza della torre campanaria, simbolo della dedizione e dell’unione della comunità di Fregona alla cui costruzione contribuì l’intera cittadinanza prestando la propria manovalanza nei giorni di festa.

In stile neogotico, il campanile è stato costruito nel 1881 su disegno del locale capomastro Ciprian Francesco che sembra essersi ispirato alle torri del Rathaus di Vienna.

All’interno trecento scalini formano una scala a chiocciola che rende questa costruzione una delle più ammirate del territorio.

All’esterno elegante si erge la cella campanaria e colpiscono per la loro particolarità i doccioni, scolpiti nella locale “piera dolza” del Caglieron dagli scalpellini di Breda, fatti a forma di teste di drago e di leone che ci ricordano le magiche e originali figure dei gargoyles francesi di Notre Dame.

(Autore: Martina Peloso).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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