Edoardo Sartor spegne 103 candeline: la scatoletta che lo salvò durante la Guerra, l’esperienza da tedoforo nel ’56, il sogno di vivere i Giochi di Milano – Cortina

Il vicesindaco Guglielma Baggio omaggia Edoardo Sartor, che festeggia 103 primavere

Edoardo Sartor è l’uomo più longevo di Giavera del Montello e oggi, lunedì 13 marzo, ha compiuto la veneranda età di 103 anni.

Per lui sono arrivati anche gli auguri del sindaco Maurizio Cavallin e di tutta l’amministrazione comunale di Giavera, rappresentata oggi dal vicesindaco Guglielma Baggio che gli ha portato un omaggio del Comune (in foto).

Sartor, originario di Montebelluna (vera icona del gruppo Alpini della città), vive dagli anni Novanta nella frazione di Santi Angeli e gode ancora di buona salute.

Ricorda lucidamente gli episodi salienti della sua vita ed è l’ultimo reduce della seconda Guerra mondiale, dove fu impegnato su ben quattro fronti di guerra.

Nel giorno del suo ventesimo compleanno venne chiamato alle armi e destinato al 7° Reggimento Alpini di Feltre.

Per i suoi studi e le capacità dimostrate nei test, fu dirottato alla Smalp (Scuola militare alpina) nella caserma “Testa Fochi” di Aosta, dove frequentò il corso puntamento di mortaio da 81, oltre a corsi di sci, roccia ed esercitazioni sul ghiaccio, attività che divennero la sua passione.

Assegnato al Battaglione “Val Cismon” del 7° Alpini, dal’11 al 25 giugno 1940 partecipò già alle prime operazioni di guerra sulla frontiera alpina occidentale entrando a presidiare in Francia.

Passò alla Compagnia Comando, sempre del 7° Reggimento, con la quale, con incarico di guastatore-puntatore dal 24 novembre 1940 al 23 aprile 1941 combatté sulla frontiera greco-albanese e dal 17 luglio 1941 al 13 agosto 1942 in Balcania (territorio ex jugoslavo).

Entrò poi nelle formazioni partigiane e dal 1° settembre 1943 al 30 aprile 1945 partecipò alle operazioni di guerra nel Territorio Metropolitano “zona di Treviso” con la formazione partigiana Brigata “Montello” della Divisione Monte Grappa.

Al termine della guerra, prese in un anno il diploma di maestro elementare, studiando sui libri avuti da un professore; dal 1944 al 1972 insegnò in varie scuole del Montebellunese.

Il 27 gennaio 1956 ebbe anche il privilegio di portare la Fiaccola Olimpica della settima edizione dei Giochi Invernali, a Cortina d’Ampezzo.

Durante la guerra rischiò di morire: nel 1941 a Tomori, in Albania, la sua postazione venne colpita da un colpo di artiglieria. Un suo commilitone morì e lui venne colpito da una scheggia che oltrepassò il mantello di panno che aveva sul petto, fermandosi dentro una scatoletta di viveri che aveva sotto di esso, all’altezza del cuore.

L’ultracentenario di Giavera, attorniato dal calore e dell’amore dei propri figli, continua a vivere serenamente con una segreta speranza: raggiungere in buona salute l’anno 2026 in cui si terranno i giochi olimpici invernali di Milano – Cortina.

“L’avvenimento – raccontano dal Comune – è denso di significato per il signor Sartor, che ebbe l’onore di essere il tedoforo della fiamma olimpica nel territorio di Montebelluna e poi raggiunse la sede dei Giochi invernali del 1956 che si tennero proprio a Cortina d’Ampezzo. È un obiettivo che gli auguriamo sinceramente di poter raggiungere e festeggiare”.

Qualche mese fa, purtroppo, Sartor ha dovuto affrontare il dolore per la perdita della moglie.

(Foto: Comune di Giavera del Montello).
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