“Dica a mia moglie che la amo tanto”: storie di Psicologi volontari al fianco dei sopravvissuti di Mestre

”Siete pronti?”: queste le prime parole della telefonata ricevuta poco dopo il disastro di Mestre dalla sala operativa di Protezione civile regionale.

Paolo Pillon, psicologo dell’emergenza di Miane e presidente di SIPEM SoS Veneto ODV, che ha sede a Sernaglia della Battaglia, ricorda così la terribile serata del 3 ottobre scorso.

Sipem Veneto sul posto fin da subito

“Come psicologi dell’emergenza siamo sempre pronti operativamente parlando, tuttavia cosa si incontrerà nelle ore successive e capirne l’impatto non è cosa prevedibile – afferma Pillon -. Avere dei colleghi su cui contare, consultarne altri di regioni diverse durante la notte, reperire nell’immediato interpreti che si rendevano subito disponibili, venire accolti dal primario del pronto soccorso che, guardandoci negli occhi con un leggero sorriso, riponendo fiducia e speranza che tutto quello che stava succedendo sarebbe stato gestito con professionalità, amore per il lavoro che svolgiamo ma soprattutto con grande rispetto e umanità“.

Sipem SoS Veneto ha sostenuto psicologicamente familiari, persone ricoverate coscienti, amici e conoscenti delle vittime nell’ospedale dell’Angelo di Mestre. Interventi rapidi ed efficaci per alleviare, per quanto loro possibile, la grande sofferenza e il dolore in questa immane sciagura. Un lavoro in team con gli psicologi presenti dell’Aulss 3 Serenissima, coordinati dalla dottoressa Rita Lorio (direttore dipartimento medicina ospedaliera) e il dottor De Rossi (direttore del Dipartimento di Salute mentale) insieme ai consoli, gli interpreti e in collaborazione con le Forze dell’ordine e il Commissariato di Polizia 

L’omaggio alle vittime del cavalcavia di Mestre

Domenica 8 ottobre gli psicologi dell’emergenza sono ritornati sul luogo dell’incidente del 3 ottobre scorso per lasciare un piccolo omaggio alle vittime della tragedia: alcuni ciclamini donati da Aido Miane, parte dei quali Sipem SoS Veneto ha donato a tutto il personale medico e paramedico intervenuto nei soccorsi e nel sostegno psicologico nei giorni seguenti al disastro.

Le testimonianze degli psicologi volontari

Ecco alcune testimonianze dei soci volontari psicologi di Protezione civile intervenuti nelle prime 72 ore

Angela Di Canio (responsabile comunicazione e vicepresidente SIPEM SoS Veneto ODV) ha affermato: “In quelle ore di grande dolore eravamo presenti sulla scena dell’emergenza, accanto alle persone. Abbiamo condiviso che altre parole sarebbero venute dopo; dopo il silenzio che occorre in un momento di rispetto della sofferenza per le vittime, i familiari e tutti i soccorritori impegnati. Il silenzio a volte sa parlare meglio di tante parole. Chi lavora in emergenza lo sa: quando è la volta di usare le parole, quella voce arriverà dritta al cuore delle persone che stiamo soccorredo in uno dei momenti più delicati della loro esistenza; che ricorderanno per sempre. E come lo ricorderanno, dipende anche da ciò che in quelle ore si dice, come lo si dice. Lo abbiamo fatto in un modo professionale e umano al tempo stesso. E sono orgogliosa del mio gruppo e del nostro operato. Non posso desiderare di lavorare con colleghi migliori”.

Marco Garbin (psicologo e socio volontario): “Attivato fin dalle prime fasi dell’emergenza, mi sono subito messo a disposizione per supportare psicologicamente, per quanto possibile al momento, i soccorritori presenti sul posto. Spesso ci si dimentica che anche loro hanno bisogno di essere supportati, soprattutto in questi frangenti così emotivamente impattanti”.

Martina Travaglia (psicologa e socia volontaria): “Parlare di una tragedia di tale portata non è facile. Dal primo momento ci siamo sentiti coinvolti in prima persona, spinti dal desiderio di alleviare, per quel poco possibile, la loro sofferenza e il loro dolore. Abbiamo ascoltato la loro storia e quella dei loro familiari, abbiamo condiviso spazi ed emozioni cercando di dare forza e sostegno probabilmente nel momento più difficile della loro vita e che sicuramente non dimenticheranno mai”.

Irene Rinaldi (psicologa, segretaria consigliere di SIPEM Veneto e socia volontaria): “L’esperienza vissuta dalle squadre di SIPEM, che si sono susseguite in questi giorni con turni da più di sei ore ciascuna, è stata intensa sia da un punto di vista fisico che emotivo. Ci siamo attivati subito dopo la tragedia arrivando sul posto già nella notte di martedì e lo scenario che ci siamo trovati davanti è stato complesso e difficile. Nella notte abbiamo presidiato il luogo dell’incidente, dando aiuto ai soccorritori provati dalla scena apocalittica cui stavano assistendo. Ci siamo poi spostati all’Ospedale dell’Angelo di Mestre, dove è stata allestita una sala che potesse accogliere amici e familiari accorsi anche da molto lontano per avere notizie dei propri cari. Ho sentito il dovere di mettermi a loro disposizione, offrendo loro una parola e una carezza, stando insieme a loro in quegli interminabili momenti di attesa per capire se i cari erano sopravvissuti o dove si trovassero. Altrettanto difficile è stato poi dover comunicare a molti di loro che amici, cugini, mariti o figli non ce l’avevano fatta. Tra le vittime ci sono stati anche molti minori. E per quanto come psicologa dell’emergenza sia formata ad assistere e accogliere la sofferenza, è comunque difficile accostarsi a un dolore così profondo. Come psicologa di SIPEM penso sia stato fondamentale per poter dare vicinanza e conforto ai familiari delle vittime, percepire intorno a me una solida e fitta rete di aiuto, costituita dal personale socio-sanitario, dagli interpreti e dalla Polizia. Il clima di rispetto e solidarietà con cui tutti hanno lavorato mi ha permesso di non sentirmi mai sola nell’aiuto, e di potere contare sull’altro anche nei momenti più difficili da gestire”.

Alessia Camozzi (psicologa e socia consigliera volontaria): “Non ho esitato un attimo a mettermi a disposizione, percepivo un fortissimo bisogno di aiuto dato anche dal numero molto elevato di persone coinvolte e mano mano che arrivavano informazioni, sapere che la totalità erano di diversa nazionalità mi rendeva ancora più certa della scelta istintiva ma piena di cuore che mi aveva spinta ad andare. “Stare” è stato difficile ma “non stare” sarebbe stato ancor peggio! Le emozioni contrastanti e forti che abbiamo vissuto sono state il terreno comune per tutti e questo intreccio invisibile ha creato unione e sintonizzazione inspiegabili!”.

Aida Letizia (psicologa e socia volontaria): “Dopo questa esperienza così dolorosa, che ci lascia impotenti e inermi davanti a tanto dolore, porto a casa la dignità, la forza, l’umanità di queste persone che provengono da nazioni lontane. Nonostante non sia stato possibile parlare la stessa lingua, il linguaggio universale dell’ascolto, dell’amore e dell’accoglienza ha permesso di capirsi con uno sguardo, con un abbraccio, una carezza. C’è una frase che mi è rimasta impressa nel cuore, che mi ha emozionato molto, di un papà ricoverato, che aveva perso la sua bimba e con la moglie in rianimazione. Gli ho chiesto: “Desidera che io dica qualcosa a sua moglie quando la vedrò?”. “Sì, che la amo, la amo tanto”. Spero con tutto il cuore che la nostra presenza in questi giorni di grande dolore abbia dato anche solo un attimo di conforto a queste anime”.

(Foto: Sipem Sos Veneto Odv).
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