La fanciulla, l’apparizione e il maestoso Santuario della Madonna dei Miracoli

Il Santuario della Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza

La storia della Santuario della Madonna dei Miracoli di Motta ebbe inizio il 9 marzo 1510, quando al devoto contadino Giovanni Cigana apparve una fanciulla su un campo verde seminato a frumento, vicino al capitello davanti al quale ogni giorno egli recitava sette Pater e sette Ave Maria. Si rivolse a Giovanni dicendo “Bon dì e bon ano”.

Il Santuario della Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza – video: Luca Vecellio

La sera prima Cigana aveva ricevuto l’ordine di portare un carro di legname a Portobuffolè, tale lavoro non gli avrebbe permesso di lavorare i propri campi e di conseguenza avrebbe perso parte del raccolto. La fanciulla gli disse che non avrebbe dovuto preoccuparsi per il lavoro sui campi, perché avrebbe presto incontrato qualcuno che si sarebbe offerto di aiutarlo. Ascoltate tali parole, Cigana capì che di fronte a sé non aveva una semplice fanciulla bensì la Madonna.

A meno di un mese dall’apparizione, nell’aprile 1510, arrivarono da Treviso i primi quattro frati, guidati da san Bernardino da Piovene, appartenenti a un ramo dell’Ordine Francescano, e vennero sistemati in alcune baracche provvisorie. Tre anni dopo venne aperto il convento e nel 1514 venne completata la chiesa. Il santuario divenne presto un importante centro religioso, fino al periodo delle soppressioni. Le più significative furono quella di Napoleone risalente all’aprile 1810 e quella perpetrata dal neonato Regno d’Italia nel 1867.

All’interno dell’edicola quattrocentesca, davanti alla quale Cigana si fermava a pregare, è raffigurata una Madonna con Bambino, risalente al XVIII secolo. Al capitello non è conferito un grande valore artistico, tuttavia è di notevole importanza per la storia della basilica.

Entrando in chiesa si nota subito il grande altare maggiore, costituito da un’ancona del XVI secolo, la cui attribuzione è dubbia. L’opera è un incrocio di diversi stili artistici e al centro si trova una griglia rettangolare di bronzo delimitata da una cornice floreale, che fungeva da tabernacolo, come confermato dall’iscrizione “Sacrum Christi Corpus”. Uno degli ambienti più significativi per i pellegrini è la cripta dell’Apparizione, luogo di raccoglimento e di preghiera. Al centro si trova la statua della Madonna in trono, “icona confidenziale e austera” (F. Mazzariol) il cui volto è di terracotta rivestita di gesso di Bologna, mentre le mani sono aperte nell’atto di stringere il Bambino.

Numerose sono le opere contenute all’interno del santuario: nell’arco trionfale l’Annunciazione (attribuita a Pomponio Amalteo), sul primo altare a sinistra la Natività di Bernardino d’Asola (1530), al centro della chiesa la tela del Sacro Cuore di Luigi Nono (1898) e di fronte la tela di San Pedro d’Alcántara di Giovanni Spoldi (1890). Sull’altare della cappella della Madonna si erge l’Assunta di Palma il Giovane (1595) e in alto gli otto affreschi del Pordenone. Sulla parete destra di tale cappella vi è l’Apparizione di Francesco Fontebasso. Sulla navata destra della chiesa è collocata la pala della Madonna con Bambino tra i Santi Nicolò e Pietro (attribuita recentemente a Gerolamo Pilotti), comunemente chiamata “Pala dei Mottensi”.

La denominazione deriva dal fatto che l’altare, su cui si è posto il quadro, si trova sul terreno dal quale iniziò l’edificazione della basilica. L’icona della Madonna del latte fu donata a soli tre giorni dall’apparizione dal podestà della città Gerolamo Venier. Il dipinto rappresenta la Vergine che allatta il Bambino Gesù, tenendolo tra le braccia, inscrivendosi così nel gruppo iconografico bizantino della galaktotrophousa, ovvero “l’allattatrice”.

(Autore: Federico Battistol).
(Foto e video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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