“Danzo per Dio”, la storia di Alessandra. Con il trasferimento a Barcellona in camper arriva la svolta nella sua vita

Alessandra Bedin e la sua danza per Dio

“Poco più di un anno fa potevo solo sognare… Oggi ho un camper, una casa grande e meravigliosa, lavoro a Barcellona, un business online, un teatro a disposizione, canto, danzo e suono con artisti molto bravi!”.

Alessandra Bedin di Levada di Pederobba ha deciso di raccontare a Qdpnews.it – Quotidiano del Piave la sua storia di “cadute e rinascite”, sperando di poter aiutare altre persone, che stanno vivendo un momento difficile come era accaduto a lei non molto tempo fa, a rialzarsi con la consapevolezza che nella vita le cose possono sempre cambiare.

Soltanto alcuni mesi fa Alessandra, con un passato da danzatrice professionista, vedeva tutto nero.

Faceva un lavoro che non le dava soddisfazioni, in famiglia le cose non andavano molto bene, frequentava persone che non la arricchivano umanamente, ma soprattutto non trovava il tempo per dedicarsi alle sue grandi passioni: il ballo e il canto.

Poi un giorno ha deciso di smetterla di lamentarsi, perché non poteva andare avanti così all’infinito. Ha quindi accettato di dare una svolta alla sua vita spostandosi a Barcellona: una scelta “rischiosa” ma entusiasmante, che le ha portato immensi benefici.

“Qualche anno fa neppure me le immaginavo queste cose – commenta -. Quello che più sta funzionando è il fuoco che ho dentro, la fede, l’entusiasmo, il sogno. Sì, quello della laurea alla Berklee, di tornare alla regia di spettacoli, di creare la mia musica, di dirigere la mia orchestra, di vivere per l’arte scenica e per la creazione di eventi trasformativi”.

“Questo fuoco – continua -, questa luce negli occhi raggiunge le persone motivate e le risveglia, dà loro una speranza. Questo si chiama networking, ed è il mestiere più edificante e più bello del mondo. È quello che ti cambia dal profondo, che ti trasforma nella migliore versione di te”.

Alessandra si muove a Barcellona con il suo camper, ma spesso passa il tempo nelle case degli amici perché, quando brilli di luce tua, e non di quella degli altri, sei capace di attirare attorno a te tante persone che ti possono aiutare a costruire il tuo sogno.

La fede ha giocato un ruolo fondamentale nella sua svolta professionale e umana: per Dio, infatti, Alessandra è arrivata perfino a “ballare”.

Ballare per Dio – racconta Alessandra -, come ogni cosa che riguarda il trascendente, è possibile solo per rivelazione. In questo caso, l’attività ha un proposito, una motivazione e un modo per raggiungere l’obiettivo che sono differenti da ciò che ci muove abitualmente. Si tratta di un vero e proprio ‘servizio alla divinità‘, che nel mio caso si ispira all’Antico e al Nuovo Testamento, per mettere in scena gli accadimenti biblici andando oltre alla rappresentazione di quello che è stato”.

“Una battaglia spirituale – prosegue -, se così la vogliamo definire. È una cosa meravigliosa e creativa che si avvale di strumenti che nel mondo secolare faccio fatica a vedere. Quello che fa la differenza è ‘l’unzione‘: l’approvazione da parte di Dio che quello che si sta facendo ha la giusta motivazione e che non siamo degli impostori”.

“La devozione – evidenzia – è fondamentale e trasforma la vita delle persone che assistono ad una rappresentazione o ad un servizio a Dio. Nella pratica, tutto questo si può fare in innumerevoli modalità: si possono sfruttare tutte le tecniche già presenti e anche le danze etniche di vari Paesi del mondo”.

Alessandra sottolinea che la tecnica di danza non deve oscurare la motivazione legata alla devozione, che si trasforma in arte a beneficio delle persone.

“Quando si entra in questo flusso – aggiunge – si riceve potenza dall’alto. Non si tratta di una performance di gloria umana, ma di gloria divina: non sono io ma Cristo che, se ci credi e hai fede, vive e opera negli artisti che fanno danza sacra. Permettiamo a Dio di fare il suo lavoro e noi artisti siamo a sua disposizione. Quando vedi che una danza porta vita, e non morte e sofferenza, capisci che sei sulla strada giusta. La danza non è altro che un’espressione visiva per dire da che parte stiamo”.

Alessandra si è esibita in diversi contesti e ora, dopo tanto tempo, è tornata a ballare frequentando artisti, musicisti e gente dello spettacolo che le hanno dato un’energia pazzesca con la quale desidera contagiare altre persone.

“La danza cristiana che pratico – sottolinea – può essere sperimentata da tutti, anche dagli anziani e dai disabili, perché il discrimine non è un fattore fisico, di talento o di formazione. Questo è glorioso perché lì si vede la mano di Dio. Il criterio di selezione è avere un cuore per il Signore. Prima di Barcellona facevo un lavoro che non mi permetteva di avere una vera vita. Per tre anni sono sparita dal mondo e stavo male. Ad un certo punto mi sono chiesta cosa avrei voluto per la mia esistenza”.

Allora Alessandra ha rispolverato l’idea di volersi spostare in una zona di mare per ricaricare le batterie e tornare a respirare.

“Più di un anno fa ho maturato l’idea – racconta – di dedicare una parte delle mie finanze all’acquisto di un camper per tornare a viaggiare. Volevo riprendere la mia vita da artista e, dopo mesi di risparmi, sono riuscita a comprarlo per iniziare la mia avventura. In questo ho fatto tutto da sola, coinvolgendo solo successivamente le persone a me care. Il camper è diventato uno ‘stile di vita‘ che mi ha aiutato a spostarmi e ad esibirmi come facevo un tempo. In quel periodo stavo ancora lavorando e un giorno sono svenuta sul posto di lavoro”.

“Sono andata in malattia per quasi due mesi – prosegue -. Poi non me la sono più sentita di andare in montagna, dove mi recavo spesso per lavoro, e sono stata licenziata. Un giorno nei social sono stata contattata da Andrea Angione, un artista poliedrico che faceva delle evoluzioni con una ruota elettrica e si occupava di pittura sacra in 3D. Avevo tante cose in comune con lui, come la passione per il mondo degli artisti di strada. In quel periodo si trovava a Barcellona, città che riteneva perfetta per me. Dopo la guarigione, ho acquistato un biglietto per raggiungere Civitavecchia dove ho imbarcato il mio camper per arrivare nella città spagnola”.

A Barcellona, Alessandra e Andrea avrebbero dovuto iniziare insieme la loro esperienza di artisti di strada, ma lui è arrivato in città solo 9 mesi dopo. Intanto lei ha conosciuto diverse persone, ricominciando da zero la sua vita in una nuova città dove anche il clima la faceva stare bene.

“Dopo un po’ di tempo mi sono trasferita a nord di Barcellona – afferma Alessandra -, in una casa bellissima, ospite di amici. La mia storia dimostra che il coraggio viene sempre premiato. Nel frattempo, sto sviluppando un’attività online, commercializzando prodotti legati al benessere, senza rinunciare ai viaggi e alle mie passioni con benefici anche sulla mia persona. Per coronare questo sogno, ho avuto anche la fortuna di incontrare l’amore, al quale ormai avevo rinunciato”.

“Tante persone vorrebbero sperimentare quello che ho fatto io – continua -, ma hanno paura di uscire dalla classica zona di comfort. A loro auguro di far fruttare il dono o il talento che hanno ricevuto, lasciando lavori o situazioni che le soffocano togliendo il loro spazio vitale. In questo momento della mia esistenza non voglio vivere nessun tipo di pressioni o obblighi, ma solo ricostruire quella che sono con il mio potenziale“.

“Tanti di noi – conclude – sono costretti e forzati in situazioni che non ci appartengono, soltanto perché abbiamo paura di perdere quello che abbiamo conquistato. Io non ho avuto paura di perdere niente. Ora vivo veramente, mentre prima sopravvivevo e basta con il rischio di spegnermi un po’ alla volta. La vita va vissuta sempre con fiducia. Cerchiamo di liberare il nostro destino: chi può agire per noi ci aiuterà”.

(Foto: per concessione di Alessandra Bedin).
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