Soligo e Lierza in “buona salute”, e fra i pesci rispunta il luccio nostrano. Ecco l’analisi degli esperti

Da sinistra Paolo Turin, Giuseppe Negri, Marco Zanetti ed Elisabetta Zanetti

Il Soligo e il Lierza godono di buona salute. Ad attestarlo è l’esito del monitoraggio effettuato a settembre 2023 dai biologi Marco Zanetti e Paolo Turin, affiancati dalla dottoressa Elisa Zanetti. Il risultato delle analisi chimiche e biologiche è stato presentato ieri sera, giovedì, al Battistella-Moccia. 

“Il Soligo per i pievigini è un fiume sacro. Nei nostri ricordi d’infanzia era molto diverso da come si presenta oggi, e questa sera, grazie a tre professionisti capiremo se, e in che misura è cambiato questo corso d’acqua a cui siamo particolarmente affezionati” ha commentato l’assessore all’Ambiente Giuseppe Negri introducendo l’incontro. 

L’assessore Giuseppe Negri

La raccolta dei dati è avvenuta in corrispondenza di sei stazioni: tre lungo il Soligo, il più grande affluente di sinistra del Piave che nasce dai laghi di Revine, e altrettante lungo il Lierza. L‘indice chimico preso in considerazione è il LIM (livello di inquinamento da macrodescrittori), mentre quello biologico è l’IBE (indice biotico esteso) che misura la comunità di macroinvertebrati bentonici, indicatori preziosi sulla qualità dell’habitat fluviale. 

“Stando ai due indici il torrente Soligo, per tutto il suo tratto di attraversamento del comune della città di Pleve di Soligo, non desta alcune preoccupazioni, la messa a confronto tra la qualità biologica e chimico-fisica mostra un giudizio di ambiente non alterato per l’indice biotico e di ambiente buono per il LIM. Va annotato solamente l’elevato tenore di azoto ammoniacale” ha spiegato il dottor Zanetti. 

Per quanto elevato, il livello di ammoniaca non compromette il risultato finale e, stando agli esperti, sarebbe legato ad uno scarico episodico avvenuto proprio nei giorni della rilevazione. 

Guardando al torrente Lierza le rilevazioni chimiche e biologiche hanno registrato un “ambiente alterato fino alla stazione di valle, la numero 6, in cui il corso d’acqua recupera ottime caratteristiche qualitative”. L’elevata concentrazione di alcuni descrittori, fra cui l’Escherichia coli (batteri fecali), va messa in relazione alle scarse portate lungo la parte medio alta del torrente per diversi periodi dell’anno. 

Il dottor Marco Zanetti

L’esito delle analisi effettuate sui due fiumi, tranne alcune annate in cui il Lierza ha presentato segni di alterazione, è in linea con quelle degli scorsi anni che confermano il buono stato di salute dei corsi d’acqua. 

A preoccupare particolarmente gli esperti è il degrado ecologico alla fonte del Soligo. “I laghi di Revine sono soggetti al fenomeno di eutrofizzazione, una eccessiva presenza di sostanze organiche che causa una proliferazione di alghe. La soluzione? Bisognerebbe riossigenare gli stati di fondo. Ma questa è un’altra storia. In generale servirebbe parlare di più di ecologia fluviale, introducendo un nuovo paradigma dell’acqua – ha sottolineato Zanetti – che non va più vista come una mera risorsa da sfruttare a piacimento dell’uomo: i fiumi sono ecosistemi vivi e indispensabili per la vita sulla Terra che agiscono come regolatori del clima, contribuiscono alla formazioni di suoli, all’impollinazione, al mantenimento del cuneo salino ed altri aspetti essenziali per la vita”. 

Anche dal punto di vista della fauna ittica il Soligo presenta un quadro incoraggiante. “Per quanto non si parli di numeri altissimi, la varietà di specie dona un quadro positivo” ha spiegato il dottor Turin illustrando la propria analisi.  Cobiti, scazzoni e trote fario rientrano fra le specie più diffuse (le trote marmorate non si vedono più da anni). A grande sorpresa la rilevazione ha permesso di individuare alcuni esemplari di luccio nostrano, una rarità che fa ben sperare sul ritorno di questa specie. Di tinche neanche l’ombra, ma d’altronde non se ne vedono più in tutto il Veneto, mentre sono presenti le anguille, sempre più rare nei nostri corsi d’acqua la cui pesca, non a caso, è vietata. 

“Eppure un tempo – ha concluso l’assessore Negri – fregate, trote e anguille popolavano il Soligo, tanto che fino agli anni Cinquanta c’erano ben tre famiglie che vivevano solo di pesca a riprova dell’importanza che un tempo il fiume ricoprì per l’economia locale”. 

(Foto: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata).
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