“Unesco sì, ma con l’anima”: la provocazione di Maset accende il dibattito al Festival Dsc di Pieve di Soligo

“Sito Unesco sì ma con l’anima, altrimenti gli abitanti di questo territorio non cresceranno e dimenticheranno i valori dei nostri predecessori”: con questa “provocazione” di Giuseppe Maset, sindaco di San Fior e membro del consiglio di amministrazione dell’Associazione per il Patrimonio Unesco delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, si sono scosse le coscienze delle persone che hanno partecipato all’ultimo appuntamento del Festival della Dottrina Sociale ospitato nella sala consiliare del municipio di Pieve di Soligo.

“Fare comunità al tempo dell’Unesco. Cultura, sociale e turismo di un territorio in rete” è stato il tema del convegno di ieri nel quale i relatori hanno fornito degli spunti interessanti per riflettere sulle sfide che attendono il sito delle colline Patrimonio dell’Umanità e gli abitanti di questo territorio.

L’incontro è stato moderato dal dottor Marco Zabotti, direttore scientifico dell’Istituto Diocesano “Beato Toniolo” e coordinatore del Festival Dsc, una manifestazione realizzata grazie al contributo del Comune di Pieve di Soligo e al sostegno economico di Latteria Soligo come sponsor principale.

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Oltre al sindaco Maset sono intervenuti anche don Andrea Forest, delegato vescovile per la pastorale sociale della diocesi di Vittorio Veneto, Giovanni Follador, presidente Unpli Veneto, Giuseppe Carlet, presidente del Gal Alta Marca Trevigiana, Luisa Cigagna, vicesindaco e assessore alla cultura di Pieve di Soligo, Stefano Zanin, presidente dell’Istituto Beato Toniolo, Alessandro Toffoli, presidente dell’Associazione Famiglie Rurali “Giuseppe Toniolo”, Stefano Uliana, direttore generale dell’ente Balbi Valier, e Tiziana Zanon della segreteria di rete Vite Illustri Pieve di Soligo (Vip).

Il tema di fondo di questa precisa fase storica per la gente che vive nel territorio delle colline Unesco, come sottolineato in più di un’occasione dal dottor Zabotti, è fare rete per rispondere alle necessità e alle richieste di fare comunità.

Don Andrea Forest ha letto alcuni passi della nuova enciclica di papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale, “Fratelli tutti”, nella quale ha trovato degli spunti interessanti che si possono estendere anche a questo territorio: “Quanto l’avere di più può diventare occasione di egoismo e chiusura? Cosa vuol dire valorizzare le bellezze (paesaggio colline Unesco) se non si è capaci di soffermarsi anche sulle ingiustizie presenti in un determinato contesto?”.

Nelle parole di papa Francesco, “I soci devono diventare prossimi interessati alla vita dell’altro” e il compito delle istituzioni deve essere quello di dare continuità al bene, rafforzando il principio di sussidiarietà e valorizzando le capacità di ciascuno.

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“Senza memoria non si va avanti – ha ribadito don Andrea – e la fraternità è la sfida decisiva per cambiare anche questa società”.

Per il sindaco Giuseppe Maset l’obbiettivo dell’Associazione delle colline Unesco è far diventare il nuovo Patrimonio dell’Umanità un territorio condiviso, prendendo delle posizioni chiare sul fatto che spesso non tutti gli attori di questo territorio vanno nella stessa direzione.

Nel convegno di ieri sono stati riportati anche ottimi esempi di reti e collaborazioni che hanno fatto crescere il territorio: la rete di relazioni instaurate dalle varie Pro Loco (Follador), il Distretto del cibo della Marca Trevigiana (Carlet), l’impegno per far diventare Pieve di Soligo e le Terre Alte della Marca Trevigiana Capitale Italiana della Cultura 2022 o la collaborazione tra associazioni pievigine che hanno animato la vita culturale estiva del paese (Cigagna).

Questa volontà di fare rete è emersa anche nei progetti dell’Istituto Diocesano “Beato Toniolo. Le vie dei Santi” (Zanin), nelle attività dell’Associazione Famiglie Rurali “Giuseppe Toniolo” (Toffoli), nella proposta educativa di realtà come il Balbi Valier (Uliana) o nell’intuizione aggregativa di Vite Illustri Pieve di Soligo (Zanon).

“Abbiamo bisogno di incontrarci e conoscerci meglio – ha sottolineato il dottor Zabotti – La prima esperienza per fare rete è quella di mettere insieme le nostre persone perché nessuna progettualità può essere abbinata a una solitudine. Noi non ci fermiamo e il logo “fare comunità” dovrebbe diventare un logo capace di qualificare un’azione”.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto: Flavio Gregori).
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