Venerdì a Solighetto un convegno sulla sfida della sostenibilità sociale nella filiera vitivinicola

Pari opportunità, benessere e sicurezza nei luoghi di lavoro, corretta gestione di appalti e terzismo: quanto questi concetti sono realtà nel settore vitivinicolo? Come può essere certificata la sostenibilità sociale?

Se ne parlerà venerdì 21 aprile a Pieve di Soligo, nella sede del Consorzio Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, in collaborazione con il quale l’Associazione Donne della Vite ha organizzato il convegno dal titolo “La sfida della sostenibilità sociale nella filiera vitivinicola”.

Un evento tutto al femminile, in quanto donne saranno le quattro relatrici, la moderatrice e le protagoniste della tavola rotonda; ma, al contempo, un evento che si rivolge indistintamente a uomini e donne, poiché i temi trattati sono di vitale importanza per gli imprenditori e i lavoratori di ambo i sessi e perché è solo grazie alla collaborazione, al rispetto reciproco e alle sinergie tra i due generi che può essere costruito un terzo pilastro della sostenibilità, quello sociale appunto, solido tanto quanto quello ambientale e quello economico.

“Tra gli scopi per cui abbiamo fondato l’Associazione – spiega Valeria Fasoli, presidente Associazione Donne della Vite – sicuramente c’è quello di dare visibilità alle diverse figure femminili del settore, di perseguire princìpi non discriminatori, di creare luoghi in cui sia piacevole e stimolante lavorare e dove tutti gli operatori vengano rispettati e valorizzati nel loro ruolo. Questi temi saranno argomento del convegno, in cui vogliamo portare all’attenzione degli attori della filiera vitivinicola la sostenibilità sociale in tutte le sue sfaccettature”.

“La sostenibilità sociale è un tema al centro della filosofia e degli obiettivi di tutte le realtà vinicole del nostro Consorzio, dalle più piccole alle più grandi – dichiara la presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, Elvira Bortolomiol -. L’attenzione verso i propri dipendenti, il loro benessere, il garantire un luogo di lavoro sicuro, l’adottare un codice etico, l’organizzazione di scambi e incontri periodici con i conferitori per migliorare la qualità delle materie prime – prosegue – dovrebbero diventare attitudini consolidate, ed è perciò di grande rilevanza il nostro impegno per sostenere queste posizioni”.

“La parità di genere – sottolinea Elena Mocchio, responsabile Innovazione e Sviluppo UNI – rappresenta una sfida e un’opportunità da non perdere per essere competitivi sul mercato e per contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile del nostro Paese. Grazie alla UNI/PdR 125:2022, “Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere che prevede l’adozione di specifici KPI inerenti alle Politiche di parità di genere nelle organizzazioni”, il documento pubblicato poco più di un anno fa per supportare le politiche legate alla certificazione della parità di genere, UNI accompagna in modo concreto l’indispensabile percorso di cambiamento culturale nelle organizzazioni e nella società, per raggiungere una più equa parità di genere, superando la visione stereotipata dei ruoli e attivando la grande risorsa dei talenti femminili per stimolare la crescita economica e sociale del Paese”.

“Nell’ambito del progetto FARm, Modello di filiera dell’agricoltura responsabile, coordinato dall’Università degli Studi di Verona – spiega Laura Calafà, docente allo stesso ateneo – e finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2014-2020, ci occupiamo di prevenire e contrastare lo sfruttamento lavorativo e il caporalato in agricoltura, promuovendo la filiera dell’agricoltura responsabile in Lombardia e Veneto e nelle Province di Trento e Bolzano. Nell’ambito del Progetto, sono state elaborate linee guida per prevenire lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, che possono essere molto utili alle aziende per evitare infiltrazioni della malavita e per non incorrere in sanzioni”.

“Il benessere dei lavoratori – aggiunge Silvia Rolandi, avvocato e docente nelle Università di Pisa e di Wageningen – è una questione cardine per il raggiungimento della sostenibilità dei sistemi alimentari. L’importanza che questa tematica assume si desume anche dall’introduzione nella nuova PAC della condizionalità sociale. La regolarità dei contratti di lavoro, strettamente collegata al benessere degli agricoltori, è oggetto di studio del Progetto Europeo FARMWELL H2020, di cui l’Università di Pisa è Partner. Il Progetto analizza quali sono gli aspetti che impediscono il raggiungimento del benessere degli agricoltori e quali innovazioni sociali possano aiutare per risolvere le problematiche connesse”.

“Valoritalia – conclude Anna Paiola – responsabile di Schema Equalitas SOPD e VIVA in Valoritalia – garantendo oltre il 60% delle denominazioni nazionali, è leader nella certificazione in Italia in àmbito vitivinicolo e da oltre un decennio contribuisce a tutelare la filiera del vino di qualità. La crescente attenzione verso i princìpi etici richiede tuttavia di garantire, oltre alla qualità, l’attuazione di pratiche socialmente eque e responsabili. Oggi un numero sempre maggiore di aziende sceglie di aderire ai sistemi di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola: lo Standard SOPD Equalitas e il Programma VIVA”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
#Qdpnews.it

Total
0
Shares
Articoli correlati