La colta committenza nelle chiese patriarcali di San Vendemiano e Zoppè tra autorevoli teologi e sacre conversazioni

Filiale della pieve di San Fior (inserita nei territori cenedesi concessi al patriarcato di Aquileia fin dal 1074), la curazia di San Vendemiano fu elevata a parrocchia nel corso del XV secolo. L’attuale chiesa venne progettata da Antonio De Boni (1793), architetto feltrino del tardo-barocco sensibile a istanze di carattere neoclassico.

Nella stupenda pala del Cristo morto in gloria sorretto da Angeli e san Vendemiale tra i santi Girolamo e Liberale (1549), realizzata da Gian Pietro Silvio, è il patrono san Vendemiale che si assume l’autorevolezza di indicare con ampio gesto la visione celeste della Imago Pietatis, realizzata nella forma iconografica dell’Angelpietà.

Dal prof. Giorgio Fossaluzza è stata avanzata l’ipotesi che committente di tale “dipinto con sensibilità affatto moderna”, ispirato alla nota visione della Messa di papa Gregorio I papa, fosse l’allora presbitero Girolamo Fenaroli (1518-70), poeta alla corte del cardinale Alessandro Farnese e poi membro dell’Accademia della Fama presso il palazzo Venier a Venezia.

Amico del compositore fiammingo Antoon Barges, che gli dedicò un libro di villotte (1550), e del poeta bergamasco Bernardo Tasso, che gli dedicò un’ode (1560), venne elogiato per le “rime piene di forza e di leggiadria” dal filologo fiorentino Domenico Maria Manni (1744).

Il titolare compare anche nell’Assunzione fra i santi Lorenzo Zustinian e Vendemiale (1796), affresco realizzato sul soffitto da Pietro Antonio Novelli. Mentre il culto di san Lorenzo Zustinian (1381-1456), patriarca di Venezia che con l’umiliazione del mendico si propose di “rigenerare la Chiesa attraverso la meditazione, la preghiera, lo studio e l’austerità” (D. Agasso), ha avuto una discreta diffusione nelle diocesi venete, san Vendemiale non trova altre attestazioni, approssimativamente identificato con un misterioso vescovo veronese del VII secolo (G.J. Dionisi) o con il vescovo di Capsa in Numidia (sepolto a Treviso nella cattedrale di San Pietro), che nel Concilio di Cartagine (484) si rivelò pugnace difensore dell’ortodossia contro il diffondersi dell’eresia ariana.

Anche la curazia di San Pietro di Zoppè (citata per la prima volta nel1226 ed elevata a parrocchia verso la fine del XV secolo), è filiale della pieve di San Fior.

L’antica chiesa di Zoppè (con un solo altare), che già nel 1572 appariva “modici corporis et male conservata”, sorgeva in località Palù, attorniata dal cimitero (attestato nel 1450) e affrescata dal pittore lotaringio Giovanni di Francia (1462).

L’attuale edificio (costruito nel 1589 e consacrato nel 1615), è stato ininterrottamente arricchito nel corso dei secoli a testimonianza di un autentico legame della comunità con la propria Fede. Anche nell’ultimo secolo è stato impreziosito con i riquadri realizzati sulle pareti del presbiterio da Giovanni Zanzotto da Pieve di Soligo (1944) e con i dipinti murali di Sergio Favotto da Musan (2005).

Il culto di San Gregorio è presente anche qui con un altare settecentesco che accoglie una pala del 1601 raffigurante San Gregorio Magno in trono tra i santi Benedetto e Agostino, dotta rappresentazione di un “dialogo dottrinale” fra Gregorio I papa (540-604), Benedetto da Norcia (che gli ispirò il Liber regulae pastoralis, opera del 591 che traccia l’ideale del perfetto sacerdote) e Agostino di Ippona (che gli ispirò i Moralia in Iob, un commento al testo biblico di Iób con riflessioni e meditazioni morali e religiose).

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
(Fonte: Giuliano Ros).
#Qdpnews.it

Total
0
Shares
Articoli correlati