Una storia di intuizioni geniali: nella sede di Otlav fra tecnologia, capolavori della Serenissima e campi magnetici

 “Abbiamo calcolato che dalla nascita dell’azienda, nel 1956, sono 1 miliardo e 500 milioni le porte che girano su nostre cerniere” racconta Fabio Padovan, attuale titolare di Otlav, acronimo di Officina Tornerie Lavorazioni Articoli Vari.

L’azienda fondata dal padre Angelo Padovan, a cui è intitolata la via di Santa Lucia di Piave dove si trova la sede, produce cerniere per porte e finestre ed altri accessori per gli infissi. Forte di un centinaio di brevetti e soluzioni tecnologiche che, ad oggi, ancora nessuno è riuscito a replicare, Otlav ha fatto da apripista nel settore passando da metodi di produzione tradizionali a tecniche avanzate di automazione. 

“Fino a dieci anni fa esportavamo in 60 paesi, poi abbiamo avuto l’opportunità, e il coraggio, di produrre un articolo nuovo destinato ai mercati anglofoni dove il nostro tipo di tecnologia non era ancora in uso. Oggi esportiamo in 95 paesi dove ci siamo messi a confronto con culture, usanze e tecnologie diverse che ci hanno consentito di allargare ulteriormente la gamma di prodotti. Il mercato funziona così: è un continuo dare e avere”. 

L’intuizione, che sconfina nella genialità, e lo slancio innovativo sono l’eredità più importante lasciata dal fondatore che nel 1967 rivoluzionò il settore introducendo la stampa a freddo delle cerniere decuplicando la capacità produttiva da 10 a 100 pezzi al minuto. 

“Mio padre ha sempre avuto intuizioni di tipo tecnico e tecnologico: è riuscito ad arrivare prima a soluzioni produttive all’avanguardia battendo tutti sul prezzo per anni – racconta Fabio Padovan – Penso che questa sia la caratteristica principale di Otlav, l’essere un passo avanti rispetto ai concorrenti battendoli sulla tecnica. Nel nostro settore l’innovazione è tutto perché la concorrenza è forte e si deve lottare quotidianamente per la sopravvivenza”. 

“Negli anni Ottanta abbiamo introdotto un’altra grande innovazione inserendo una sfera sulla punta del maschio (la cerniera è composta da un maschio che è sotto e da una capsula, la femmina, posizionata sopra). Ci abbiamo lavorato anni ed è stata dura, tanto che ad un certo punto volevamo buttar via tutto compresi i macchinari che avevo acquistato appositamente. Ma poi, piano piano, siamo riusciti a trovare la soluzione che cercavamo e tutt’ora siamo gli unici a possedere con questo tipo di tecnologia. Sono passati più di quarant’anni e ancora nessuno è riuscito a copiarci”. 

Se Fabio Padovan ha colto l’eredità del padre contribuendo a sua volta ad affermare l’azienda a livello internazionale (e in un settore altamente competitivo) tutto lascia pensare che anche la terza generazione sia sulla buona strada per fare altrettanto. 

“Mio figlio diciottenne ha fatto un progetto con la scuola: voleva creare una cerniera che lavorasse su campi magnetici annullando l’attrito fra maschio e femmina. Si è intestardito e alla fine ce l’ha fatta. Se ci penso è incredibile, in azienda studiamo una soluzione del genere da trent’anni. Da un progetto scolastico è riuscito a realizzare un prototipo e ora lo sta mettendo a punto con il nostro ufficio tecnico. Dobbiamo lavorarci ancora e pensare a come industrializzarlo, ma le premesse sono molto buone”. 

La sede in via Angelo Padovan: un omaggio alla Serenissima 

Meriterebbe un capitolo a parte la sede di Otlav, tutt’altro che un austero stabilimento adibito ad uffici e alla produzione di cerniere. L’edificio che dal 2007 ospita la sede aziendale è un omaggio al territorio e in particolare alla Serenissima Repubblica di Venezia che per quasi mezzo secolo esercitò la sua influenza politica, economica e culturale sulle terre bagnate dal Piave. Per Fabio Padovan tenere il contatto diretto con la storia è un dovere oltre che una continua fonte d’ispirazione. Un leone marciano intagliato in un unico blocco di marmo da 50 quintali accoglie i visitatori all’ingresso. Oltrepassato il monumentale portone ligneo (la cornice rimanda ai valori fondanti dell’azienda fra cui la donazione di sé stessi, la giustizia, la libertà e il dovere di agire) si entra in quella che al primo sguardo sembra una galleria d’arte. Sul pavimento a mosaico che evoca quello della Biblioteca Marciana di Venezia si riflette un enorme lampadario in vetro di Murano, mentre su un piedistallo troneggia un’incudine proveniente dall’Arsenale

L’affresco del pittore di Santa Lucia di Piave Giovanni Bisson raffigurante la storia di Otlav è solo il primo di una serie di opere che popolano i corridoi dello stabilimento. A ciascuna porta corrisponde un dipinto di pittori veneti quali Tintoretto, Cima da Conegliano, Tiziano, Canaletto, Mantegna, Bellini, Carpaccio, Veronese, Tiepolo scelto in base alle funzioni dell’ufficio stesso: dei nudi per i bagni, la “Predica di Santo Stefano” per la sala conferenze, la “Cena di Emmaus” per la mensa e ancora la figura del doge Leonardo Loredan per l’ufficio di Fabio Padovan dove non passa inosservata una massiccia sfera di tamarindo. La sfera è un altro elemento ricorrente in Otlav: come quella blu che delimita il corrimano della scala principale, simbolo tecnico dell’azienda dall’invenzione, nel 1984, della cerniera a sfera. 

Ma non solo. I sette reparti produttivi dell’Otlav sono stati colorati con altrettanti colori dei chakra, contribuendo alla mappa di simbolismi che, con rimandi continui al mondo dell’arte e alla spiritualità, riflettono la filosofia del titolare e il suo concetto di impresa: un essere in divenire tanto quanto l’uomo.  “Come nutriamo il corpo cibandoci, abbiamo altrettanto bisogno di nutrire il nostro spirito con l’arte che ha il potere di trasmettere dei valori. Trascorriamo in azienda otto ore della nostra giornata, e dunque una parte consistente della nostra vita.  Per questo ho voluto ricreare un ambiente che inviti a soffermarsi, anche solo per un attimo, alla vita e al mondo che ci circonda, e che, per quanto improntante, va ben oltre al lavoro”. 

(Foto e video: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata).
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