“Due liti in poco tempo”, chiuso per 10 giorni il Radika Club

Il Questore di Treviso Manuela De Bernardin ha disposto oggi mercoledì la sospensione della licenza di pubblico spettacolo e trattenimenti danzanti, nonché la licenza per la somministrazione di alimenti e bevande, della discoteca del capoluogo “Radika Club”.

Con questo provvedimento, adottato ai sensi dell’articolo 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, notificato alla legale rappresentante dell’attività da parte della Polizia, è stata imposta una chiusura del locale per un periodo di 10 giorni.

Il provvedimento è stato emanato a fronte di due gravi episodi che si sarebbero verificati in un breve arco temporale all’interno della discoteca assumendo gravi motivi di illiceità penale, ossia due liti scaturite, presumibilmente per futili motivi, tra avventori del locale, una delle quali culminata poi in un’aggressione, perpetrata verosimilmente con l’utilizzo di un bicchiere di vetro, che nello specifico ha causato ai coinvolti lesioni personali come ferite da taglio al collo.

Su entrambi gli episodi, uno dei quali connotato peraltro da una particolare forma di violenza ed aggressività tale da destare – secondo la Polizia – particolare allarme sociale, sono in corso ulteriori indagini da parte degli Uffici Investigativi della Questura di Treviso al fine di risalire a tutti i responsabili e ricostruirne le esatte dinamiche.

L’applicazione della misura è volta a tutelare in primis la cittadinanza, al fine di impedire il ripetersi di circostanze analoghe, nonché al fine di evitare e contrastare la prosecuzione di una persistente situazione di pericolo concreto. Seguirà la messa in campo di ulteriori dispositivi ed iniziative da parte della Questura del capoluogo nei confronti dei locali ed esercizi pubblici della Marca, tese a prevenire e contrastare ogni forma di illegalità, nonché a garantire in primis la sicurezza nel settore del pubblico spettacolo e della somministrazione di alimenti e bevande, a tutela di ordine e sicurezza pubblica.

(Foto: Questura di Treviso).
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