Export Veneto a 82 miliardi, -0,3% rispetto all’anno scorso. Belluno cresce del +6,6%

“La dinamica dell’export nei nostri territori, per l’anno 2023, è condizionata da due fattori – commenta Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno|Dolomiti –: il rallentamento della domanda internazionale, più volte evidenziato nelle nostre survey sul manifatturiero, e un processo di rientro dei prezzi delle materie prime, che si riflette sui prezzi all’export”.

“Le esportazioni venete chiudono l’anno all’insegna della stazionarietà (-0,3%) che va letta dentro questa cornice e che può essere interpretata, per il momento, come una sostanziale tenuta. L’export della provincia di Treviso – continua Pozza – si posiziona quasi in linea con l’andamento regionale (-1,1%), ma dai dati vediamo settori con tendenze contrapposte: per citare quelli più emblematici, bene i macchinari industriali, la nostra prima voce export che cresce del +9,1% rispetto al 2022, con +238 milioni di euro di maggiori vendite); male invece i mobili (-8,4%), seconda voce export della Marca, che lasciano sul terreno minori vendite per -170 milioni, soprattutto a causa di importanti flessioni in Germania, Stati Uniti e Regno Unito”.

L’export bellunese va invece a gonfie vele (+6,6%) grazie alla buona performance dell’occhialeria (+8,6%), tranne che negli USA. Notevole anche la tenuta dell’export bellunese dei macchinari industriali (+7,3%): una variazione che trova conferma nella maggior parte dei mercati esteri.

“Resta tutto da approfondire – sottolinea il presidente – l’andamento dell’export verso gli Stati Uniti, soprattutto per i beni di consumo: il calo delle vendite trevigiane verso gli USA è stato del -5,7% con flessioni più accentuate per l’export di bevande, cioè Prosecco (-9,4%) per minori vendite pari a -27 milioni di euro, e per l’export di mobili (-19%) per minori vendite pari a -39 milioni di euro. E’ interessante – aggiunge Pozza – anche una comparazione di questi risultati con il dato nazionale: in alcuni settori dei beni di consumo l’export italiano verso gli USA tiene, a differenza di quello dei nostri territori. Tre esempi: l’orafo (male Vicenza, bene Toscana (Arezzo) e Piemonte (Valenza Po); le bevande (bene Franciacorta, Emilia-Romagna, Trentino Alto-Adige), la concia (la Toscana cresce in USA del +31,2%, il Veneto flette del -14,3%)”.

“Sono dati sui quali dovremo condurre una approfondita riflessione – conclude – Perché un conto è se va male per tutti, ma in questo caso sembra evidente che alcuni nostri territori “competitor” sappiano fare meglio di noi, o quanto meno sappiamo sfruttare meglio questa confusa fase di rallentamento della domanda, conquistandosi segmenti di mercato in tenuta. Per fortuna nell’export di beni strumentali, intermedi, o tecnici verso gli USA le cose vanno bene: con riferimento ai dati trevigiani, tengono le vendite di macchinari (+6,0%), di prodotti della carpenteria metallica (+9,3%), di calzature sportive (+4,9%)”.

“Restiamo comunque due province il cui export, sommato assieme, supera i 21 miliardi di euro – ci tiene ad evidenziare Pozza. L’export bellunese, crescendo ulteriormente nel 2023, ha infranto il “muro” dei 5 miliardi (quasi 5,3 per l’esattezza). Treviso, pur con la lieve flessione di cui dicevamo, consolida il proprio export attorno ai 16,2 miliardi di euro. Dati che confermano una grande capacità di proiezione all’estero delle nostre imprese, anche in scenari complessi come quelli che stiamo vivendo, e anche sapendo intercettare mercati in espansione come Messico, Turchia ed Emirati Arabi, per citare quelli con variazioni consistenti”.

Il quadro regionale

L’Istat ha pubblicato i dati relativi all’interscambio commerciale delle regioni e delle province italiane per l’intero anno 2023.

L’export Veneto si conferma attorno agli 82 miliardi di euro, ma con una variazione annua di poco negativa (-0,3%) che si traduce in minori vendite per 286 milioni di euro rispetto ai risultati del 2022. Stazionario l’export nazionale, sostenuto dalle maggiori vendite di prodotti farmaceutici e di autoveicoli, in particolare da alcune regioni del Sud.

Sono dati che fanno dimenticare di colpo la crescita a due cifre degli anni passati, in particolare della ripartenza post-Covid. Due i fattori che concorrono a spiegare questo risultato: il rallentamento della domanda internazionale, più volte evidenziato tramite le survey congiunturali sul manifatturiero; e lo sgonfiamento dei prezzi alla produzione, figlio di quel processo di normalizzazione delle quotazioni delle materie prime più volte richiamato dai vari analisti.

L’andamento disgiunto per valori e quantità mette bene in evidenza questo effetto combinato prezzo/domanda sulle dinamiche dell’export: in particolare, nel secondo semestre del 2023 la contrazione in valori (-3,4% su base tendenziale) risulta più accentuata dell’analoga variazione in quantità (-0,8%), componente che aveva frenato maggiormente nella prima parte dell’anno.

L’import risulta ancora più sensibile a questa combinazione di fattori: in Veneto, infatti, cala del -11,8%, per minori importazioni pari a -8,5 miliardi di euro, a fronte di un calo in quantità del -4,9%. Ma occorre subito dire che il 79% della flessione import in valori è imputabile a prodotti chimici, metallurgia ed energetici, tutte merceologie interessate da forti rincari negli anni passati. Gli energetici, in particolare, inclusi qui in questa prima analisi nell’aggregato “prodotti delle miniere e delle cave”, vedono le importazioni in valore passare dagli 8 miliardi di euro del 2022 agli attuali 4 miliardi (e ancora siamo assai distanti dai valori del 2019: 1,6 miliardi di euro).

Tornando alle esportazioni per settori, alcuni di essi sembrano sottrarsi a questa dinamica di fondo, condizionata dai prezzi e dal rallentamento della domanda. I macchinari industriali, prima voce dell’export regionale, vedono crescere le proprie vendite all’estero del +7,8% nel 2023 rispetto all’anno precedente (da 15,1 a 16,3 miliardi). In crescita anche l’occhialeria (+6,2%), i prodotti alimentari (+8,2%), i prodotti dell’agricoltura (+14,9%) e, in misura minore, le bevande (+1,5%), che includono il vino.

Al lato opposto, i settori con le variazioni export più negative sono: carta e stampa (-22,9%), metallurgia (-14,2%, plausibile qui l’effetto combinato di calo della domanda e calo dei prezzi), mezzi di trasporto e componentistica (-9,5%), prodotti in gomma e plastica (-9,2%), concia e lavorazione pelli (-7,8%), filati e tessuti (-6,1%).

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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