Presentati a Venezia i dati dello studio sul paziente in coma post arresto cardiaco

Presentati a Venezia i dati dello studio sul paziente in coma post arresto cardiaco

A 2024 appena iniziato, il dr Paolo Zanatta, direttore del Dipartimento di Pronto Soccorso, Anestesia e Terapie Intensive dell’ospedale di Treviso, traccia un bilancio dell’importante giornata di studi che si è svolta a Venezia poco prima di Natale, dal titolo “Ottimizzazione della prognosi precoce del paziente in coma post arresto cardiaco”, finalizzata alla presentazione dei risultati di uno studio multicentrico di rete regionale su questo tema.

Lo studio in questione, risultato vincitore di un bando di ricerca sanitaria finalizzata regionale nel 2017, ha coinvolto quasi 200 pazienti delle Terapie Intensive di diversi ospedali Hub e Spoke del Veneto oltre ad alcuni reparti di Neurologia, alla Cardiologia di Treviso e a varie unità di Neuroriabilitazione della nostra Regione che accolgono i pazienti sopravvissuti alla fase acuta post arresto cardiaco. Il Coordinamento amministrativo del progetto è affidato all’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona.

“Il progetto – spiega il dr Zanatta, responsabile scientifico – nasce dalla necessità di identificare molto precocemente, e intendiamo nelle prime giornate dopo un arresto cardiaco, i pazienti che potranno avere un buon recupero in termini di funzioni motorie e cognitive, tale da permettere il reintegro nell’ambiente sociale ed eventualmente lavorativo. Questo consentirebbe di rivoluzionare i percorsi assistenziali per queste persone, con un notevole miglioramento dell’efficienza delle cure e della spesa sanitaria”.

Queste informazioni sono state condivise durante il convegno di Venezia con gli attori principali coinvolti nella gestione dell’arresto cardiaco: medici dell’emergenza, cardiologi, intensivisti, neurologi e fisiatri che hanno permesso la realizzazione di una rete virtuosa nella nostra Regione.

Le evidenze dello studio coordinato dal dr Zanatta forniscono le basi per una maggior collaborazione tra gli specialisti che seguono la fase acuta e coloro che seguono la fase riabilitativa del paziente, permettendo una maggior condivisione dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali, a beneficio della salute del cittadino.

(Foto: Ulss 2 Marca Trevigiana).
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