Un corso di informatica e saldatura per i detenuti: alla Casa circondariale di Treviso il vescovo Tomasi consegna i diplomi


Si è concluso ieri giovedì 1° giugno, con la consegna degli attestati per mano del vescovo diocesano Michele Tomasi, il percorso di formazione rivolto a 14 detenuti della Casa circondariale di Treviso nell’àmbito del progetto “Oltre le sbarre”.

I diplomi, spendibili professionalmente, certificano la partecipazione a due corsi formativi, uno di informatica e uno di saldatura, avviati grazie all’iniziativa della Fondazione Opera Monte Grappa con la collaborazione di Caritas Treviso, Vicariato di Asolo, Fondazione Erasmo Pilla Onlus e Alternativa Ambiente cooperativa sociale con il sostegno economico della BCC Pordenonese e Monsile.

“Grazie per avermi reso partecipe di questo progetto, mi ha dato molta felicità, e poi, come diceva sempre mio nonno, vale il detto ‘impara l’arte e mettila da parte'” ha scritto uno dei 14 partecipanti, tutti fra i 23 e i 50 anni, dei corsi.

Il fine pena a lungo termine, l’assenza di note disciplinari e il carico famigliare, come spiega l’educatrice della Casa circondariale di Treviso Isabella Pagliuca, fra i criteri di cui gli educatori hanno tenuto conto per selezionare i detenuti che hanno preso parte ad un corso di alfabetizzazione digitale di 30 ore e ad uno di saldatura di 28 ore.

La Scuola Professionale di Fonte della Fondazione Opera Monte Grappa ha messo a disposizione docenti, computer e saldatrici per lo svolgimento dei due percorsi formativi, donando al carcere i computer e una saldatrice, aprendo alla possibilità di allargare i corsi in un futuro anche ad altri detenuti. L’accompagnamento e monitoraggio dell’apprendimento e delle aspettative dei corsisti è stato realizzato dagli operatori di Alternativa Ambiente affiancati dagli educatori della Casa Circondariale.

Fra i docenti c’è anche Elisabetta Emiliani, insegnante di informatica che descrive il percorso con i detenuti come “una delle esperienze più forti della mia vita: si è creata un’empatia meravigliosa”.

“Il progetto Oltre le Sbarre – spiega don Paolo Magoga, presidente della Fondazione Opera Monte Grappa – nasce da un incontro del 2019 tra sacerdoti del vicariato di Asolo, il cappellano del carcere, don Piero Zardo, e il direttore dello stesso, Alberto Quagliotto. Incontro dal quale è nato il desiderio comune di realizzare insieme alcune iniziative concrete come questi corsi professionali. Inoltre, dialogando con volontari Caritas e sacerdoti è emersa la possibilità di realizzare altre iniziative. Come, ad esempio, creare in Vicariato un ambiente per l’accoglienza dei detenuti che usufruiscono di brevi permessi premio, così da poter incontrare amici e familiari. Una progettualità comune che è quindi appena cominciata, e che ha anche già offerto la possibilità ad alcuni detenuti di partecipare ad una mostra d’arte solidale allestita durante il periodo pasquale nella Scuola Professionale di Fonte, accanto alle opere di scultori e pittori del territorio”. Le opere sono ora in parte esposte nel corridoio della casa circondariale.

“Dal 1990 realizziamo con la Casa Circondariale di Treviso progetti volti a creare opportunità di lavoro e di socialità per i detenuti – commenta Marco Toffoli, presidente di Alternativa Ambiente per cui i corsi appena conclusi esprimono la voglia di alzare sempre più l’asticella nella qualità della formazione offerta ai carcerati -. Abbiamo iniziato con semplici attività di falegnameria, fino ad arrivare a corsi di digitalizzazione e di saldatura. La lunga esperienza ci ha portato ad allestire un vero e proprio polo occupazionale per i detenuti, dove sono regolarmente assunti e lavorano per importanti aziende del territorio che ci affidano le loro commesse di montaggi e assemblaggi anche complessi. In questo caso per conto dell’azienda CAME i detenuti si sono cimentati nella saldatura di termostati elettronici che sono stati poi immessi direttamente nel mercato, richiedendo una buona dose di precisione e professionalità. Riteniamo – conclude Toffoli – che ogni esperienza professionalizzante sia fondamentale per evitare la ricaduta nella criminalità di chi esce dal carcere. Non potevamo, quindi, che accogliere con entusiasmo l’invito a selezionare, assieme agli educatori del carcere, i detenuti idonei a frequentare questi corsi e a creare le condizioni per farli partire velocemente nei locali già adibiti ai laboratori gestiti da Alternativa Ambiente. Grazie ad un’esperienza carceraria non solo punitiva ma anche formativa, numerosi ex detenuti lavorano quotidianamente nella nostra cooperativa lontani dalle devianze, trovando spesso anche accoglienza nella nostra Casa-Famiglia di Lancenigo per muovere i primi passi della loro nuova vita dopo la detenzione”. 

La casa circondariale di Treviso, fra difficoltà e speranza nel futuro 

“Il carcere non è qualcosa di esterno, ma è parte integrante della comunità attorno alla quale va tessuta una rete come quella che ha permesso la concretizzazione di questo progetto” ha commentato mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso, prima di consegnare gli attestati.

“Oggi parliamo del progetto ‘Oltre le sbarre’ come di una novità – spiega il direttore della Casa Circondariale trevigiana Alberto Quagliotto – , ma spero che queste cose un domani non facciano più notizia, e che le realtà formative del territorio, sia statali che ecclesiali, entrino in carcere come parti di una circolarità virtuosa, perché, come sottolineato bene anche dal vescovo Tomasi, il carcere è parte del territorio. Oggi si sono diplomate 14 persone – precisa Quagliotto – ma non dimentichiamo che almeno il 50% dei nostri detenuti sta seguendo dei percorsi formativi del CPA (Centro Permanente di formazione per Adulti)”.

Oggi la Casa Circondariale di Treviso conta al proprio interno circa 200 persone, rispetto alla capienza di 140 ospiti. “L’indice di sovraffollamento è significativo, ma fortunatamente – prosegue il direttore – non siamo ai livelli degli anni scorsi dove abbiamo registrato picchi di 300 detenuti: i provvedimenti deflativi della carcerazione hanno avuto il loro effetto, ma siamo ancora in sofferenza per circa una cinquantina di unità”.

Fra gli altri problemi che affliggono le carceri italiane, oltre al sovraffollamento (come descritto bene nell’ultimo Rapporto Antigone) si inserisce anche l’alto tasso di suicidi fra i detenuti. “I fenomeni autolesionisti e quelli suicidari rappresentano un fenomeno che viene tenuto sotto controllo dall’amministrazione penitenziaria – spiega Quagliotto -. Nelle singole realtà operano degli staff multidisciplinari fra educatori, psicologi, medici e operatori di Polizia penitenziaria per evitare questi gesti, ma dietro ci sono spesso delle motivazioni che sfuggono alla comprensione degli operatori, da lì la difficoltà di intercettare il rischio concreto di questi atti estremi”.

Il plauso all’iniziativa è arrivato anche da parte del sindaco Mario Conte, assente per altri impegni istituzionali, che ha inviato una missiva al direttore della casa circondariale in cui sottolinea l’importanza del progetto “nel valorizzare la dignità umana e favorire la reintegrazione sociale dei detenuti”.

(Foto: Alternativa Ambiente cooperativa sociale. Video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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