Proteste e uccisioni in Iran, la testimonianza di Fatima: “Questa volta i giovani non hanno paura, non vogliono tornare indietro”

Sono terribili le notizie che da mesi arrivano dall’Iran in merito alla repressione delle proteste seguite alla morte di Masha Amini, la 22enne picchiata dagli agenti della “polizia morale” iraniana che l’avevano portata in un centro di detenzione perché non indossava correttamente il velo.

Le autorità iraniane hanno represso le proteste in modo violento, con esecuzioni capitali che hanno fatto inorridire il mondo intero.

La trevigiana Fatima Benan, cittadina di origini iraniane che ha partecipato all’iniziativa del “Cammino di Pace” di mercoledì 15 febbraio a Valdobbiadene, ha voluto raccontare il dramma che si sta consumando nel suo Paese.

“Sono nata nel 1977 – racconta Fatima -, e avevo due anni all’epoca della Rivoluzione Islamica del 1979. Ho vissuto anche la guerra contro l’Iraq, dal 1980 al 1988, che ha provocato un milione di morti, tra cui mio fratello di 18 anni. Io ho passato la mia infanzia con la guerra: erano gli anni delle elementari. Mi ricordo che in tempo di guerra non si trovavano gli alimenti e avevamo tanta paura a scuola perché l’Iraq bombardava anche la città di Teheran, dove sono nata e cresciuta. Sentivamo le sirene e dovevamo correre sottoterra per proteggerci”.

“Dopo la Rivoluzione del 1979 – continua -, è nato un gruppo terroristico che si chiama Sepāh-e pāsdārān-e enghelāb-e eslāmi, ‘i guardiani della rivoluzione islamica iraniana (IRGC)’. Questa formazione, oltre agli atti terroristici che compie in altri Paesi, adesso sta uccidendo il popolo iraniano. Ora in Iran stiamo assistendo ad una nuova rivoluzione per la libertà e il nostro slogan è ‘Donna, vita, libertà’ perché le donne sono sempre state sottomesse in questi anni. Tutti i giovani che scendono nelle strade vogliono la libertà”.

Fatima ha spiegato che i ragazzi che protestano contro il governo iraniano non hanno nessuna paura e sono molto coraggiosi.

“La nostra popolazione è molto giovane – sottolinea -, il 70% è sotto i 35 anni e sono proprio le nuove generazioni a partecipare alle manifestazioni. Non mollano e non si stancano nonostante le uccisioni e gli arresti. Più di 600 persone sono state uccise in strada, più di 60 mila persone sono state arrestate e più di 100 persone rischiano la condanna a morte. La prima giornalista che ha svelato la notizia di Masha Amini è ancora in carcere. Quando parliamo della prigione di Evin a Teheran dobbiamo pensare ad un’università, perché tanti intellettuali sono reclusi lì insieme ad avvocati, medici e politici”.

“Questa volta è diverso rispetto al passato perché i giovani non hanno paura – aggiunge – Io ho degli amici ai quali hanno ucciso in strada i loro compagni davanti agli occhi mentre manifestavano in strada. Nonostante questo, loro escono ancora a protestare e dicono: ‘O moriamo per la libertà o vedremo la libertà’. In prima fila, oltre ai giovani, ci sono le donne che hanno cominciato a manifestare subito dopo la morte di Masha Amini, che aveva subito dei traumi alla testa a seguito dell’arresto della polizia morale”.

“Anch’io sono stata arrestata una volta quando ero all’università – conclude – È successo perché stavo camminando con il mio compagno di classe in strada. Sono stata in prigione per qualche ora e poi sono uscita grazie alla mia famiglia. Ora in Iran ci sentiamo forti perché abbiamo l’appoggio di tante persone dall’estero. Tutte le volte che spiego ai miei amici iraniani che racconto queste storie agli italiani loro si sentono più forti. Non vogliono mollare e noi diciamo sempre che non vogliamo più tornare indietro. Donna, vita, libertà”.

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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