A bordo dell’Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo che fa da manifesto di tradizione e d’innovazione: “Non chi comincia ma quel che persevera”

Non si riuscivano a contare le teste in coda per salire su quella che viene definita la nave più bella del mondo: attraccata da lunedì davanti al Museo Navale di Venezia, l’Amerigo Vespucci ha ospitato a bordo migliaia di visitatori, curiosi di vedere un veliero che ha valicato più volte ogni continente e ospitato le massime cariche di quasi ogni nazione.

La Vespucci nasce nel 1931 nei cantieri di Castellamare di Stabia e da quel momento non s’è più fermata: lunga oltre cento metri e con un albero maestro di cinquantaquattro metri si vede maestosa fin da Piazza San Marco e mantiene la sua funzione di museo galleggiante, nonché di monumento al saper fare italiano e alla navigazione nel suo senso più autentico, con tutte le tradizioni che ne derivano. Dopo novant’anni, la Vespucci ha infatti ancora un funzionamento prevalentemente a vela, che arrivano a una metratura complessiva di tremila metri quadri, quindi quanto un campo da basket. È curioso sapere che a questo potentissimo propulsore si uniscono quattro motori diesel ma anche due motori elettrici, che si potrebbero definire precursori dell’alimentazione elettrica di oggi.  

“La nave si potrebbe definire un museo dinamico, perché portiamo l’italianità in giro per il mondo – spiega il capitano di rotta Francesco Messini, che salendo sulla Vespucci come responsabile delle comunicazioni, ha realizzato il suo grande sogno. – Il fatto che sia considerata, da tutti e non solo sulla carta, un orgoglio nazionale è dimostrato anche dalle migliaia di visite che abbiamo ogni giorno.

Questa nave ha visitato praticamente tutti i paesi del mondo e nel 2000 ha percorso il giro del mondo totale: se mettessimo assieme tutte le miglia nautiche, la Vespucci avrebbe compiuto sessanta volte la circonferenza della terra”. Ma sulla Vespucci c’è spazio anche per l’innovazione e per l’ecologia: “È vero, utilizziamo il sestante per orientarci e la carta nautica e la bussola per tracciare le rotte, ma ci teniamo moltissimo all’ambiente e utilizziamo un carburante green – spiega Messini. – Oltre a essere nave Unicef dal 2007 siamo anche patrimonio Unesco, in un progetto che è rivolto alla sostenibilità ambientale”.

La lunga esistenza della nave fa sì che ogni dettaglio, ogni oggetto, ogni stemma presente nei corridoi all’interno del ponte di coperta, nel cassero o nel castello, abbia una propria storia: come la scritta “Nave Vespucci” impressa sui vetri della cabina di svago degli ufficiali, dove uno spazio vuoto indica la rimozione dell’aggettivo “Regia”; come il fatto che una tabella metallica indichi ancora, con un sistema manuale, la presenza o meno di ammiragli a bordo, così come fa un’altra bandiera; come il fatto che sia ancora presente una fuciliera di carabine Lee Enfield perfettamente conservate a bordo; o ancora come questa nave sia l’unica a conservare ancora una bandiera originale dei Savoia.

E a questi piccoli dettagli si uniscono le tradizioni, immacolate nonostante il passare degli anni: l’equipaggio, che arriva a quattrocento persone con gli studenti del terzo anno del Morosini (260 sono invece stanziali), lavora tantissimo, fino a tardi, non può usare alcuna connessione, né telefono né televisione, non vede fidanzati, fidanzate né parenti. Quando ha finito si ritira sulle amache, esattamente come era solito fare un tempo, e dorme cullato dal mare e dall’oceano che capita.

“Non chi comincia ma quel che persevera” è il grande motto della Vespucci, impresso come valore fondante vicino all’albero maestro: “L’allievo quando sale a bordo incontra un percorso estremamente complicato – spiega il capitano di rotta, – L’importante non è non incontrare alcuna difficoltà, ma invece portare l’impresa a termine nel migliore dei modi. Leonardo Da Vinci ne parlò cinquecento anni fa, noi lo riportiamo nella nostra vita quotidiana”.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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