Bestiario: abbattimento dei cinghiali, ragioniamo con i numeri

È ancora caldo il tema dell'abbattimento dei cinghiali
È ancora caldo il tema dell’abbattimento dei cinghiali

Rispondo volentieri a richieste private visto che l’argomento, come dire, è caldo. Permettetemi però un piccolo esempio che spero chiarirà aspetti fondamentali ritenuti dai più inspiegabilmente superflui. Se si vuole ragionare con i numeri, di numeri bisogna conoscere.

Se nella mia Unità di Gestione (UG) ci sono 100 cinghiali e ne voglio abbattere il 20-60% dovrò abbatterne 20-60 e ne resteranno 80-40. Pare ovvio che per raggiungere l’abbattimento del 20-60% devo conoscere la consistenza iniziale del cinghiale, il numero dei capi abbattuti e la consistenza fine abbattimento.

Solo con questi numeri in mano sarò in grado di valutare se i risultati raggiunti hanno rispettato gli obiettivi del mio piano di abbattimento e, qualora non accadesse, vedere se, come e quando intervenire. Se non conosco la consistenza pre abbattimento e post abbattimento è un po’ difficile ragionare su obiettivi e risultati.

Potremmo farlo considerando tutta una serie di metodi e metodologie che complessivamente chiamiamo censimenti indiretti il cui confronto e la cui complementarietà dei dati dovrebbe essere in grado di fornirmi comunque una stima della popolazione, c’è qualche Ente Locale che lo fa? Davvero?

Consideriamo allora la stima dei danni come una spia della consistenza della popolazione. Va bene, ma chi stima i danni e, soprattutto, come lo fa?

L’alternativa dell’alternativa è quella di considerare l’andamento degli abbattimenti, ma come chiunque abbia frequentato almeno un corso di abilitazione venatoria, tutti sappiamo bene che l’andamento degli abbattimenti non è in grado di fornirmi alcun dato sull’andamento delle popolazioni. L’aumento degli abbattimenti dei cinghiali non causa una diminuzione della popolazione, così come non causa una diminuzione dei danni. Affinché questo avvenga (più abbattimenti = meno cinghiali = meno danni) devono verificarsi ed essere misurabili alcune condizioni primarie. No, non qui, non c’è lo spazio.

Attualmente non solo mancano i dati delle consistenze pre abbattimento e post abbattimento, ma mancano i dati degli animali abbattuti. Ripeto: nel nostro Paese non esiste una banca dati degli animali abbattuti, dato che non richiede alcuna capacità indagatrice altamente matematica, basta contare i cinghiali morti e creare un database. 

Quindi vi chiedo: di che stiamo parlando? Di impressioni e di opinioni. 

Fino ad ora la gestione del cinghiale è stato un baloccamento venatorio sostenuto e tollerato dai più. Ma ora mi permetto di ricordarvi che c’è la peste suina, lo scenario è la chiusura degli allevamenti dei maiali. Esulteranno alcuni, altri meno, io per niente perché credo che questa sia la giusta occasione per inglobare la gestione venatoria nella gestione faunistica.

Proviamo a fare due conti, se vi va. Parliamo di numeri, conviene a tutti noi.

(Foto: Wikipedia).
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