La coscienza animale

Nell’attuale informazione mediatica vi sarà sicuramente capitato di leggere frasi come questa “L’evidenza empirica indica esperienza cosciente in tutti i vertebrati (compresi tutti i rettili, anfibi e pesci) e molti invertebrati (compresi, come minimo, molluschi cefalopodi, crostacei decapodi e insetti).”

Nulla di nuovo, ovviamente. Ma quello che è interessante è lo stupore dell’evidenza scientifica che anche altri animali, oltre a chi scrive queste poche righe, siano dotati di coscienza. Mi chiedo sempre perché. Forse per paura di non essere la specie animale più speciale che esista? Direi di tranquillizzare l’umanità che teme per la propria unicità. Siamo e sempre resteremo unici nel regno animale. Almeno fino a che qualcuno dimostra il contrario.

Ma andiamo con ordine.

Un’esperienza cosciente è uno stato mentale in cui un individuo è consapevole dei propri pensieri, sensazioni, percezioni e dell’ambiente circostante. Questo tipo di esperienza implica la capacità di percepire stimoli esterni e interni, elaborare tali informazioni e avere una consapevolezza soggettiva di esse. In altre parole, un’esperienza cosciente è caratterizzata dalla presenza di un “senso del sé” che vive e interpreta eventi in un dato momento. Questa definizione, sulla quale convergono i neuroscienziati è applicabile ad un mondo di esseri viventi.

È dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso che i biologi mettevano a disposizione risultati scientifici che rivelavano l’esistenza di menti e coscienze in altri animali, aprendo la strada ad una nuova disciplina: l’etologia cognitiva. Da lì, un crescendo.

Si sono studiate le menti e le coscienze delle scimmie antropomorfe, e dopo 30 anni in cui studi e ricerche hanno spaziato in tutto l’albero della vita, dalla mente degli elefanti a quella degli insetti, i risultati sono stati talmente sorprendenti da sfociare nella famosa Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza del 7 luglio 2012, in cui un importante gruppo internazionale di neuroscienziati cognitivi, neurofarmacologi, neurofisiologi, neuroanatomisti e neuroscienziati computazionali si è riunito presso l’Università di Cambridge per rivalutare i substrati neurobiologici dell’esperienza cosciente e i comportamenti correlati negli animali umani e non umani.

In due parole menti, pensieri e coscienze NON sono attributi esclusivi umani.

Nel 2022 i ricercatori del Bee Sensory and Behavioral Ecology Lab della Queen Mary University di Londra hanno osservato i bombi fare qualcosa di straordinario: le minuscole creature pelose erano impegnate in attività che potevano essere descritte solo come gioco. Date delle palline di legno, le api le spingevano e le facevano ruotare. Il comportamento non aveva alcuna connessione evidente con l’accoppiamento o la sopravvivenza, né è stato premiato dagli scienziati. Era un gioco.

Lo studio riscosse una marea di condivisioni che, appena un mese fa, il 19 aprile 2024, viene firmata alla New York University La Dichiarazione di New York sulla coscienza animale, dove ai dipartimenti di biologia e neuroscienze si sono associati dipartimenti di filosofia, giurisprudenza, linguistica e, ovviamente, IA.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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