L’incredibile viaggio di Giovanni Carraro alla riscoperta del Monte Grappa: presentata la nuova guida

Giovanni Carraro

Visto dall’alto e da lontano, il Monte Grappa è monolitico, immenso e uniforme. Un territorio di 400 chilometri quadrati, suddiviso in tre province, tre dialetti e ben 24 Comuni, che fino a qualche tempo fa non aveva un’identità propria e che veniva ricordato principalmente per i fatti legati alla Prima guerra mondiale; per il Sacrario e le trincee, per le costruzioni in rovina e i pendii ancora butterati da scoppi di granate.

Ma agli occhi di Giovanni Carraro, moderno esploratore del territorio veneto, imprenditore, autore e giornalista, il Massiccio è sempre sembrato qualcosa di più grande e profondo: fin dal giorno in cui suo nonno, un giorno, lo portò fino a Cima Grappa con una Moto Guzzi di colore rosso. E come lui, alcuni ostinati e discreti studiosi in tutto quel vasto territorio impervio e disomogeneo iniziarono ad approfondire e spesso riscoprire i segreti di quell’area sconvolta dalla violenza non di una, ma di ben due guerre mondiali.

Ieri sera, venerdì, Giovanni Carraro ha potuto presentare davanti a un pubblico numerosissimo e illustre quanto raccolto in diversi anni di ricerca e di sentieri percorsi, ma soprattutto di incontri: ad applaudirgli c’era il presidente Luca Zaia, la presidente dell’Ipa Annalisa Rampin, la presidente delle Colline Unesco Marina Montedoro e quasi la totalità dei sindaci dell’area interessata, ma anche i novanta e più esperti, appassionati e professionisti che hanno contribuito alla creazione della guida “Riscoprire il Monte Grappa” edito Ediciclo.

Dentro il suo libro, infatti, il Monte Grappa si rivela un contenitore di argomenti e contenuti: una biosfera, da poco MAB Unesco, capace di contenere un sesto del patrimonio italiano in termini di varietà nella vegetazione, specie vascolari, orchidee ed endemismi e di presentare una moltitudine di paesaggi differenti tra loro, da valle a valle, da versante a versante.

Presentando le pagine della sua guida, dove vengono raccontati 42 itinerari, per 626 chilometri, divisi per grado di difficoltà, Carraro ieri ha accennato a “La Berta”, una rara formazione di nebbia che qualche volta si può vedere sopra il Piave all’altezza di Quero, passando poi a parlare delle curiose linee di demarcazione che dividono i dialetti, passando da Manèra a Manàra nel giro di qualche chilometro. Ha parlato dei Solaroli, degli Scalpellini di Pove e dell’anello dei Fojaroi, della valle del Brenta e dei caratteristici sassi a forma di libri impilati.

Non ha potuto non citare la Regina Amalasunta e il suo tesoro, che qualcuno effettivamente ritrovò negli anni passati, a quel campanile nel Feltrino che ha tre orologi di cui uno oscurato per dispetto a un altro paese e ai segreti del Totenburg, il sacrario austriaco “antagonista” di quello di Cima Grappa, tra esoterismo e marmo svedese.

Tra i tantissimi co-autori della guida, quasi tutti volti noti della Pedemontana del Grappa, alcuni già ambasciatori della Biosfera Mab, Carraro ha voluto rivolgere uno speciale ringraziamento a Siro Andreatta, uno dei maggiori conoscitori del Grappa.

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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