Bepi Granzo, l’artista e imprenditore di Crocetta del Montello che ha lasciato il segno anche nel design d’arredo

L’arte è creatività, e riuscirne a esaltare il concetto tanto da rendere la creatività arte significa probabilmente per un artista comprendere l’essenza stessa della propria vita. Lungo questo percorso ha camminato Giuseppe Granzo, 70enne nato a Martellago e di origini veneziane, che ha scelto il Montello per vivere e anche ritrovare le proprie ispirazioni.

Pittore, scultore, grafico, ma anche imprenditore e, in qualche modo inventore. Il confronto con il grande Leonardo da Vinci è indubbiamente troppo audace, ma Bepi Granzo, certamente, ha avuto un percorso di vita che lo ha allontanato dalla schematicità moderna e dalla sua conseguente ricerca della specializzazione estrema. Indirizzando piuttosto il suo estro, la sua genialità, verso confini ancora da esplorare e, tutto questo, ha fatto sì che la sua arte e la sua creatività si siano anche tramutate in imprenditorialità in aree anche spesso alquanto lontane dalla sua natura di artista.

Una vocazione, quella di Granzo, che scopre in tenerissima età: “Avevo appena 5 anni – racconta l’artista di Crocetta del Montello -, quasi tutta la famiglia era andata alle nozze di un parente. Volevo andarci anche io ma mi lasciarono a casa con mio zio. Iniziai a fare i capricci ed egli mi diede due tubetti di colore, uno bianco e uno nero, e un pennellino. Ne fui subito appassionato e iniziai a copiare qualsiasi cosa mi apparisse davanti agli occhi. Da quel momento non smisi praticamente più di dipingere. A 16 anni copiavo i dipinti di Monet e Van Gogh, imparai copiando gli altri. A 18 anni iniziai a esporre i miei quadri, nelle osterie. Poi mi sono avvicinato alla pittura astratta”.

Se Paul Klee sosteneva che “L’arte non riproduce il visibile; piuttosto, crea il visibile”, è pur vero che per arrivare ad esprimerla il percorso non è così agevole: “Passano anni prima di trovare te stesso, prima di riportare su un quadro la tua personalità e farla comprendere a chi lo guarda – sostiene Bepi Granzo -. Quando si raggiunge questa maturità, a quel punto è l’artista stesso il primo a giudicare l’opera, perché ne conosce la storia e vede se c’è peso in quello che ha realizzato”.

Granzo si avvicina così all’astratto, ispirandosi al cosiddetto “Gruppo degli otto” e all’Action Painting, un’espressionismo astratto diffuso negli anni Sessanta.“Quindi ho conosciuto quella che tuttora è la mia musa, Gabriella – prosegue l’artista – e ho cambiato il mio modo di essere artista”.

Prima di dedicarsi completamente all’arte e alle sue attività imprenditoriali, Granzo ha lavorato per otto anni alla Mira Lanza: “In fabbrica – spiega – soffrivo e mi sentivo quasi schiavo di una vita che non mi apparteneva. Ho partecipato a numerosissimi concorsi. Negli anni Settanta quasi ogni domenica ero impegnato e ne ho vinti anche diversi, iniziando anche a guadagnare cifre interessanti. Mi licenziai e mi dedicai completamente alla pittura. Ma le cornici per i miei quadri costavano parecchio e iniziai a realizzarle per conto mio, grazie anche a uno zio falegname che mi mise a disposizione una macchina combinata. Da una tavola tiravo fuori i profili per le cornici, in piazza a Mestre andavo ad acquistare le polveri d’oro e d’argento per dipingerle. Le mie cornici piacquero molto ai miei colleghi artisti che iniziarono a ordinarmene sempre più. Con mio fratello Egidio, anch’egli pittore – continua il suo racconto Bepi Granzo – aprimmo così un laboratorio in uno scantinato, per fare le cornici dei nostri quadri e dei nostri clienti”.

Le richieste aumentavano e con il padre, licenziatosi dalla Montedison, aprirono un negozio di cornici a Mira, con annesso laboratorio. Arrivavano artisti anche da Torino, dall’Emilia, le Marche e dal Friuli per farsi fare le cornici. Il lavoro aumentò in modo esponenziale, tanto da dover poi assumere due dipendenti.

Da quel piccolo laboratorio di Mira, i Granzo furono costretti a trasferirsi prima in una casa colonica acquistata con i proventi delle vendite di cornici, poi in un capannone e in seguito in un secondo capannone industriale di ben 750 metri quadrati, rivolgendosi anche al mercato estero. In Germania il suo prodotto spopolò letteralmente.

Un giorno arrivò in fabbrica Franco Arquati chiedendo loro di attrezzarsi per poter produrre fino a 5 chilometri di profili al giorno. Si trattò, per i Granzo, di fare un enorme investimento, quasi “al buio”, ma a loro non mancava certo il coraggio, anche se l’accordo era stato sancito semplicemente da una stretta di mano. Andò bene e l’azienda crebbe ulteriormente, anche sul mercato estero.

“Qualsiasi cosa nuova facessi, come designer – racconta Bepi Granzo – funzionava. Su un profilo di un centimetro arrivai a fare oltre cento finiture diverse, raggiungendo una produzione di oltre 40 chilometri di profili al giorno”.

In quel periodo Bepi conosce la sua musa Gabriella, e questo gli fa ritrovare la sua vena artistica: “Lei frequentava un corso di ceramica – ricorda – e mi portò un pezzo d’argilla. In poco tempo realizzai un busto di donna e ne rimase stupita. Conobbi così il suo maestro dal quale imparai le basilari tecniche di preparazione”.

Contemporaneamente, la sua genialità lo portò anche ad aprire un’azienda che realizzava serigrafia, utilizzando macchinari di sua invenzione che lavoravano ad acqua anziché a solvente. Quasi per caso, più avanti, diventò anche un designer nel settore dei pavimenti.

Un’attività, questa, sviluppatasi incontrando Dei Tos, titolare della nota azienda di pavimentazioni di Cordignano. A Granzo si devono i primi pavimenti colorati e quelli realizzati con le tavole di scarto da falegnameria.

I “suoi” pavimenti sono oggi in numerosissime prestigiose abitazioni e hotel, in buona parte del mondo. Intanto aveva abbandonato il settore delle cornici, vendendo l’azienda a un colosso americano del settore.

Di Bepi Granzo ci sarebbe ancora tanto da raccontare. Ora si è “ritirato” sul Montello, con la sua musa Gabriella, ma ancora è consulente per diverse aziende a cui ha venduto il know-how o i macchinari da lui stesso inventati. Si è nuovamente dedicato all’arte, più per pura passione, sia nella pittura che nella scultura, dove predilige raffigurare l’Eros maschile e femminile, attraverso opere di indubbio impatto visivo. Anche il giardino di casa sua è diventato un museo a cielo aperto.

(Foto: Qdpnews.it – per gentile concessione di Bepi Granzo).
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