Intervista al “boia” più longevo d’Italia: “Vi spiego perché la gente vuole farsi torturare”

Intervista al “boia” più longevo d’Italia

Da sempre i metodi di tortura incuriosiscono le persone con reazioni che vanno dall’orrore al fascino.

Certamente è facile parlare di questi argomenti quando ci si limita a visitare un museo o un’esposizione sulla tortura, o si prova per gioco qualche metodo di supplizio durante un evento o una rievocazione medievale.

Le torture, infatti, sono uno dei capitoli più oscuri della storia dell’uomo come la caccia alle streghe, le lapidazioni, le esecuzioni capitali pubbliche (non ancora completamente estirpate nel mondo) e altre forme di violenza gratuita nei confronti di uomini e animali.

Nei secoli la figura del boia ha attratto e ispirato in più occasioni numerosi letterati e artisti, che si sono interrogati sulla sua capacità di restare lucido e distaccato durante le esecuzioni ma, soprattutto, su quello che gli passava per la mente prima di togliere la vita ad una persona.

In occasione dell’ultima edizione del Feffarkhorn Celtic Folk Festival” di Cimadolmo, Qdpnews.it – Quotidiano del Piave ha voluto intervistare il boia più longevo d’Italia che, insieme alla “Compagnia del Boia” di Noale, ha intrattenuto il pubblico della manifestazione facendo sperimentare il brivido di una tortura.

“Mi chiamo Danilo Formentin – spiega il ‘Boia di Noale’ -. Ho partecipato al Feffarkhorn Celtic Folk Festival con la ‘Compagnia del Boia’ di Noale. Siamo un gruppo che porta le torture medievali in giro per l’Italia. Io sarei il boia più vecchio d’Italia con 23 anni di attività. Elimino un po’ di pensieri alla gente e tolgo il mal di testa ‘staccando la testa’. Nella mia esperienza ho visto che tante persone vogliono provare il senso della tortura”.

“Quando partecipiamo a queste manifestazioni – continua -, molta gente vuole provare i nostri strumenti di tortura perché sanno che non si tratta di un supplizio vero e proprio. Provare l’ascia sul collo, le braccia tirate, essere chiusi in gogna o in gabbia, impossibilitati a muoversi o ‘umiliati’ sono cose che le persone fanno volentieri per scherzare. Secondo il mio parare, la tortura più brutta della storia era la gabbia, mentre la migliore era il ceppo, perché in un colpo solo il condannato finiva di soffrire”.

“Con la gabbia le speranze erano poche – conclude – perché, come tutti sanno, il torturato veniva mangiato dai corvi finché non restava solo lo scheletro. Nel mio gruppo ci sono anche le streghe, i religiosi e altri personaggi. La mia battuta migliore durante gli spettacoli è ‘Venite che vi tolgo il mal di testa, con un colpo solo via pensieri e dolori’. Sono meglio di un’aspirina”.

La Compagnia del Boia di Noale si può seguire anche su Facebook, Instagram e TikTok per regalarsi dei momenti di leggerezza esorcizzando in modo originale la paura della morte e del dolore.

(Foto: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata).
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