Montebelluna, Pieve di Soligo e Cornuda “squarciano” il velo di indifferenza: centinaia di persone chiedono la pace in Ucraina

“In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso. C’è infatti una ‘architettura’ della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un ‘artigianato’ della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati”.

Questo messaggio di papa Francesco è risuonato nei cuori di molte persone che hanno partecipato alle iniziative organizzate ieri sera a Pieve di Soligo e Cornuda per chiedere la pace in Ucraina.

Alle ore 19 piazza Caduti nei Lager a Pieve di Soligo si è riempita di gente grazie alla proposta del “Comitato per la Pace Quartier del Piave”, sostenuta dall’amministrazione comunale e dal gruppo interculturale pievigino Cultural-Mente.

“La manifestazione è nata in pochi giorni – ha affermato il sindaco Stefano Soldan – Ringrazio gli organizzatori e tutte le persone che hanno dimostrato una sensibilità particolare in questo momento molto delicato. Dopo le tragedie del secolo scorso, non possiamo accettare in nessun modo di rivivere l’assurdità di un conflitto in Europa. La nostra vicinanza va a tutti i giovani che stanno combattendo in un fronte come nell’altro e a tutte le madri che non vedranno più i loro figli”.

Forse dobbiamo interrogarci sul valore che vogliamo ancora dare alla vita – conclude – Nella nostra città sono già arrivati dei profughi ucraini che sono stati accolti da alcuni connazionali. Il primo arrivo ha riguardato 5 persone ma ci sono delle realtà di Pieve di Soligo che si stanno organizzando per accogliere donne e bambini secondo la procedura che è stata delineata dalla Caritas diocesana”.

Emozionante la fiaccolata partita alle ore 21 dalla chiesa parrocchiale di Cornuda per giungere al Santuario della Madonna della Rocca.

Circa 500 persone hanno partecipato a questo appuntamento organizzato dalle associazioni della parrocchia di Cornuda, con il patrocinio dell’amministrazione comunale, nella Giornata di preghiera e digiuno invocata da papa Francesco per il Mercoledì delle Ceneri 2022.

Con torce, candele e pile, tante persone, scortate dagli uomini e dalle donne della Protezione civile, hanno raggiunto a piedi il Santuario della Madonna della Rocca dove hanno recitato una preghiera comunitaria insieme a don Ado Sartor, rettore del santuario.

Prima della fiaccolata, alla quale hanno partecipato anche il sindaco di Cornuda, Claudio Sartor, alcuni membri della giunta e del consiglio comunale oltre ai sindaci di Crocetta del Montello, Marianella Tormena, e Pederobba, Marco Turato, tante persone avevano seguito la messa, celebrata dal parroco don Francesco Marconato, nella chiesa parrocchiale del paese.

“Noi, in questi giorni, abbiamo sentito la sensibilità e la paura delle popolazioni del nostro territorio – ha affermato il sindaco Sartor – Questa guerra è diversa dalle altre, è vicina a casa nostra e tocca persone che vivono nella nostra comunità, i tanti ucraini che in questi giorni ci chiedono sostegno per le loro famiglie. Le iniziative di raccolta di medicinali e beni per queste persone, hanno avuto una grande partecipazione e questo dimostra la nostra vicinanza al popolo ucraino”.

“Per certi versi, in questi giorni, sento le stesse sensazioni percepite all’inizio della pandemia – conclude – Una cosa distante da noi, che pensavamo non ci potesse toccare, che di colpo è arrivata. Noi rappresentiamo la società laica ma l’affidamento a Maria è importante anche per noi. Prima don Ado ha parlato della Regina della Pace: è una delle esortazioni che, in un’Enciclica del 2003, citava anche papa Giovanni Paolo II. Richiamava proprio la Madonna a cui è stato affidato il compito di proteggere la popolazione europea del terzo millennio”.

Sartor ha sottolineato che questa esortazione è rivolta anche alle istituzioni laiche dell’Europa, che hanno il compito di costruire la pace, la stessa pace in cui credevano gli Stati fondatori dell’Ue.

Toccante anche il discorso del capo scout Nicola Bordin, che ha sottolineato l’importanza di 4 parole per costruire la pace: fantasia (capacità di sognare), condivisione (non esiste pace nella solitudine), responsabilità e giustizia.

È stata foltissima la partecipazione anche alla manifestazione di Montebelluna. L’iniziativa è stata promossa dalle parrocchie e dal Comune con l’appoggio di molte associazioni: Coordinamento volontariato, Alpini Montebelluna, Combinazioni, Cineforum Gagliardi, Jaja Music scuola di canto musica, Apertamente, Cooperativa Pace e Sviluppo/Altromercato Treviso, Anpi “Antonio Boschieri” di Montebelluna, CGIL, CISL, UIL, Comitato di Quartiere Guarda e Biadene/Pederiva, Scout, Una Casa per l’Uomo, Cinema Eden Italia. Erano più di un migliaio i presenti tra cui una dozzina di sindaci della zona.

“C’è un solo responsabile che si chiama Vladimir Putin – ha detto il presidente della provincia di Treviso Stefano Marcon – non dobbiamo aver paura di nominarlo. Quello che sta facendo è da condannare senza se e senza ma. Pagano soprattutto gli anziani, i fragili, i bambini. A loro va il nostro pensiero”.

Molto numerosa anche la comunità ucraina presente alla manifestazione. A nome di tutti, Maria ha letto una testimonianza arrivata dal suo paese. “Sono ancora troppo piccolo per capire le ragioni dei più grandi. Ho 8 anni e mi chiamo Andryi, il mio nome significa coraggioso ma vedo la paura sul viso di mamma e anch’io ho paura. Da giorni non esiste più una notte, i lampi illuminano il cielo e gli spari mi esplodono dentro. Dal cielo piovono polvere e sassi. A me invece piace il cielo azzurro. Quando suonano le sirene corriamo a nasconderci tutti sotto terra.  A me piace nascondermi dietro gli alberi, ma non ci sono più alberi”.

Alla partenza della fiaccolata verso il Duomo, proprio mentre risuonavano le note e le parole dell’inno ucraino, dal cielo scendeva il cupo rumore degli aerei militari della Nato che da sette notti continuano a volare diretti ad Est per rinforzare le difese. “Assieme al Papa – ha detto con voce commossa il prevosto Mons. Antonio Genovese – gridiamo insieme ‘Basta guerra’. Stasera siamo in tanti, non siamo soli. Quando siamo nell’indifferenza le cose vanno peggio, qui noi non ci giriamo dall’altra parte. Un bambino mi ha chiesto perché Gesù non dà più la pace. La pace ci vuole dentro il cuore. E che Dio illumini quello degli uomini che questa guerra l’hanno voluta, ma non la combattono”. Al termine, in lingua ucraina, sono stati recitato un Padre Nostro e un’Ave Maria.

(Ha collaborato Mirco Cavallin. Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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