Quando sotto la loggia si vendevano le “dalmede”, gli zoccoli di legno usati dai contadini

Un commerciante di “dalmede” sotto la loggia in una foto d’epoca

Una foto d’epoca tratta dal libro “La mia terra” di Teodora “Tudy” Sammartini, ci riporta indietro di almeno ottant’anni, quando sotto la loggia di Pieve si vendevano le “dalmede”. L’immagine ritrae un commerciante assieme ad un passante, o forse un potenziale cliente, intenti a conversare sotto il loggiato. Ai loro piedi, ordinate alla bell’e meglio in ordine di taglia, si notano delle file di zoccoli in legno con la punta all’insù che in dialetto sono note appunto come “dalmede”. 

Difficile definire con certezza la data della foto e l’identità di questo commerciante di calzature. Quel che si può fare è affidarsi alle testimonianze e ai ricordi dei pievigini come Piero Gerlin o Flavio della libreria “La Pieve”, molto attivo sulle pagine social locali, che custodisce una delle poche copie in circolazione del libro di “Tudy”, nata a Pieve di Soligo ma veneziana d’adozione, scomparsa nel 2016. 

Le calzature fatte a mano, rinforzate con le “broche”

“La loggia costruita a fine Ottocento serviva per vendere le granaglie al coperto – racconta Gerlin – ma anche altre cose di uso quotidiano come le dalmede, ovvero degli zoccoli fatti a mano con la tomaia in legno o di cuoio. Queste calzature venivano usate dai contadini, ma anche dai bambini per andare a scuola nell’immediato dopoguerra, quando le lezioni si svolgevano ancora nelle stalle. Il commercio sotto la loggia è continuato fino alla fine degli anni Cinquanta, inizio anni Sessanta, quando è stato soppiantato dai negozi moderni”. 

“Affinché non si consumassero – prosegue Piero Gerlin – le scarpe in legno venivano rinforzate con delle ‘broche’ di ferro chiamate appunto ‘broche da dalmede’ che proteggevano le suole. Lo so con certezza, perché questi chiodi da scarpa li vendeva anche mio padre nella sua bottega di ferramenta e casalinghi”. 

Su Facebook si scatena il “chi era”

L’immagine d’epoca, circolata anche su Facebook, ha suscitato parecchia curiosità, e stando ad alcuni commenti comparsi sotto la foto, c’è anche chi azzarda il nome del commerciante di zoccoli. 

“Era un Peruccon di Fontigo” scrive qualcuno; forse “un signore della famiglia Frezza di Fontigo” si legge in un altro commento. “Mio papà mi parlava sempre dei ‘Basei’ da Fontigo, forse un soprannome dato ai Frezza” si legge qualche riga più sotto dove un utente racconta che “le dalmede pare venissero imbottite con gli avanzi della lana”. 

(Foto: libro “La mia terra” di Tudy Sammartini).
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