Essere crocerossina nella prima Guerra mondiale: la vicenda delle sorelle Astuto nel volume di Alessandro Gradenigo

Le sorelle Astuto

Nonostante il progresso della tecnologia ci proietti sempre di più verso il futuro, il passato continua a rimanere attrattivo e la ricerca storica di certo non smette di scavare in quelle che sono le storie di un tempo.

E proprio la ricerca storica ha condotto all’approfondimento di aspetti di vita quotidiana legati al periodo del Primo conflitto mondiale, quando intervenire a livello sanitario era un’azione nettamente diversa e più complessa rispetto a oggi. I mezzi erano drasticamente limitati, se confrontati con le possibilità che scienza e tecnologia attualmente assicurano.

Ciò emerge dalla vicenda delle sorelle Astuto, tre crocerossine impegnate sul fronte nella cura dei soldati feriti. 

A riesumare la loro vicenda è Alessandro Gradenigo, a lungo geologo dell’Eni, residente a San Pietro di Feletto il quale, ora, ha deciso di seguire la propria passione per la ricerca storica.

E la vicenda delle tre sorelle crocerossine Gradenigo la racconta all’interno del volume “Le crocerossine Astuto. In prima linea nella Grande Guerra”, opera pubblicata da Gaspari Editore.

Ma chi erano le sorelle Astuto?

Mercedes, Dolores e Adriana in prima linea sul fronte bellico

Si chiamavano Mercedes, Dolores (“Lola”) e Adriana le tre sorelle che presero parte al Primo conflitto mondiale, come infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana.

Diversamente da quella che era la consuetudine del tempo, tutte e tre vennero inviate sempre insieme negli stessi treni ospedali, nosocomi e ospedaletti, nelle ambulanze chirurgiche. E tutto questo durò per l’intero periodo bellico.

Furono anni terribili e tragici, che Dolores Astuto descrisse nel proprio diario, come la sorella Mercedes. Le pagine di quest’ultima vennero pubblicate nel 1935, come “I vivi, diario di guerra”, mentre il diario di Dolores cadde nel dimenticatoio, salvo poi essere rinvenuto dal figlio, negli anni sessanta.

Un piccolo libriccino, che narra le vicende che coprono il periodo agosto-ottobre 1917 e gennaio-febbraio 1918 (mancano comunque alcune pagine, strappate, mancanti e perse).

Da qui nasce la ricerca di Gradenigo, un intreccio tra le pagine dei diari di Dolores e Mercedes Astuto, utili a ricomporre quegli anni terribili.

Un lavoro di ricostruzione, che conta anche su un nutrito corredo fotografico, derivante dall’archivio della famiglia Astuto Schiavetti.

La famiglia Astuto, di origine siciliana e di nobile ascendenza, era composta da cinque figli: oltre alle tre sorelle, anche i due fratelli Riccardo (futuro governatore dell’Eritrea) e Giorgio (ingegnere civile, morto sul fronte nel 1917).

La famiglia risiedeva a Roma, a pochi passi da Villa Borghese. Il padre fece carriera nella Marina militare e lavorò anche nel Ministero della Marina stessa. La madre, invece, proveniva da una famiglia napoletana, originaria delle Fiandre.

Allo scoppio della guerra, le tre figlie sentirono la necessità di dare il proprio contributo e, per questo, come molte altre giovani del tempo, si iscrissero ai corsi di infermiera volontaria promossi dalla Croce Rossa Italiana.

“Le tre sorelle furono attive tra Vicenza, Asiago, il Carso, Roncade (dove Dolores conobbe un ufficiale, che sposò alla fine della guerra) e Venezia – racconta Gradenigo – Quella per la ricerca storica è diventata per me una grande passione, dopo 35 anni in cui ho lavorato come geologo all’Eni, viaggiando in zone come Africa, Inghilterra e Norvegia”.

“Tutto è nato da un lavoro che ha riguardato la storia di mio nonno, Carlo Campari, che fu ufficiale di cavalleria, comandante del reggimento Novara e gentiluomo di corte del Duca d’Aosta – prosegue – Per quel lavoro e altri che ho fatto, ho consultato i diari della Duchessa d’Aosta e ho notato che, dove parlava degli anni del Primo conflitto mondiale, ad un certo punto le tre sorelle venivano sempre nominate. In quegli anni, infatti, la Duchessa faceva frequenti ispezioni con la macchina della Croce Rossa”.

Evidente, quindi, il legame tra le sorelle e una certa classe sociale dell’epoca.

“Il padre le mandava a fare le crocerossine sempre insieme: questo è un fatto che ho trovato singolare – prosegue – A Cortina ho conosciuto la figlia di Dolores, che mi ha raccontato come in famiglia non fosse mai stato narrato nulla a proposito di quegli anni. Poi, ad un certo punto, venne ritrovato una cassetta, contenente foto e documenti”.

“Il diario di Dolores era di fatto un block notes che non copriva tutti gli anni della guerra – aggiunge – Ma è emerso come in quel periodo le sorelle inviassero tutti i giorni una cartolina alla famiglia, e viceversa”.

“La famiglia viveva a Roma e possedeva una casa al mare, a Santa Marinella (Roma, ndr), una località chic all’epoca tra le due guerre – prosegue – Dalla corrispondenza in famiglia emerge come la madre si preoccupasse sempre di questioni di carattere pratico, mentre il padre si interessava di piccole notizie a carattere geopolitico”.

“Il padre era un ammiraglio della Regia Marina (sono stati trovati i suoi biglietti da visita). Fu mandato anche a Berlino, motivo per cui era in contatto con il capo della Marina imperiale tedesca – spiega – Fece inoltre parte del consiglio di amministrazione della Croce Rossa Italiana, che all’epoca incarnava lo spirito di servizio delle donne”.

Le sorelle si mossero su vari fronti e zone di necessità, tra Schio (Vicenza), l’altopiano di Asiago, Vermegliano (Carso), fino a Cervignano del Friuli (Udine).

“Vissero dei momenti pazzeschi – continua l’autore – Tra le pagine dei diari si trovano dei racconti relativi ai malati, la descrizione di tutte le difficoltà incontrate, anche nella cura dei feriti. Furono assegnate alle ambulanze (non erano di certo come quelle odierne), videro le tende mobili montate e smontate velocemente. Raccontarono anche le visite dei giornalisti (ad esempio, del Corriere della Sera) nei campi, per i loro reportage. Arrivò anche Toscanini, che suonò per rinvigorire le truppe”.

“In ogni posto dove stavano, le sorelle si salvavano nei rifugi – prosegue – Significativo l’episodio del 26-27 ottobre 1917: venne bombardata una corsia e arrivò quindi l’ordine di sgomberare il campo. Alle sorelle venne imposto di tornare a Roma, ma loro rifiutarono di farlo, in quanto non volevano lasciare i feriti. Nei diari si trova la descrizione dello stesso sgombero: da San Giorgio di Nogaro (Udine, ndr) raggiunsero Portogruaro a piedi, impiegando 24 ore, nonostante i pochi chilometri”.

Pagine che contengono la storia di tutta una serie di personaggi, che ruotano attorno al Primo conflitto mondiale.

“Tutta questa vicenda insegna come le ricerche storiche nascano per caso e poi vadano in storie considerate ‘minori’, ma che in realtà sono molto interessanti. La storia degli ausiliari, ad esempio, mostra quanto al tempo ci fossero persone mosse da spirito altruistico – aggiunge – Interessante vedere come tutte e tre le sorelle scrivessero delle lettere, ma in maniera diversa: Mercedes (la maggiore) aveva un modo di scrivere ampolloso, Dolores invece si distingueva per lo stile telegrafico, che ricorda molto la Duchessa d’Aosta, senza descrizioni ma solo con piccole indicazioni”.

“Interessante vedere, poi, che la Duchessa risultasse essere un’ispettrice del Corpo di armata, equiparata a un generale – narra Gradenigo – Le donne crocerossine provenivano dalla borghesia e dalla nobiltà, poche dal popolo. La sanità d’emergenza nacque durante la Prima guerra mondiale: fu proprio la Duchessa d’Aosta colei che inventò i gradi per le crocerossine, cosa che faceva sì che non potessero essere maltrattate dai soldati, pena la giustizia militare”.

“Venne quindi promossa l’equiparazione dei gradi dell’esercito a quelli delle crocerossine le quali, così facendo, non venivano più prese sottogamba – aggiunge – Tutto questo è stato un lavoro di controllo delle annotazioni, presenti anche sul retro del materiale fotografico. Un lavoro tra gli archivi, che ho trovato pure divertente”.

E il lavoro di ricerca nel mondo delle crocerossine per Alessandro Gradenigo non finisce qui.

(Foto: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata – per gentile concessione di Alessandro Gradenigo).
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