I pesci d’acqua dolce nella tradizione della Marca trevigiana: la trota

Una trota

Anche il cuore di Nick si fermò quando la trota si mosse.

Provava tutte le sensazioni di una volta. Si voltò e guardò verso la valle.

Nick Adams, protagonista del racconto “Il grande fiume dai due cuori” è l’alter ego di Ernest Hemingway (1899 – 1961) che immergendosi nella natura selvaggia dei Grandi Laghi alla ricerca di trote leggendarie tenta di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra.

Regina di laghi, torrenti e grandi fiumi, la trota (in dialetto trùta) appartiene a pieno titolo alla tradizione culturale e gastronomica della Marca Trevigiana. Appartenente alla grande famiglia dei Salmonidi è un pesce strettamente imparentato con il salmone, il carpione del Garda, il salmerino e il temolo.

Nel nostro territorio ne esistono diverse specie e sottospecie che, spesso ibridandosi, rendono arduo il riconoscimento certo. La trota fario (Salmo trutta fario), distinguibile per la caratteristica puntinatura rossa sui fianchi, abita le acque fresche e ossigenate dei torrenti. Lunga mediamente trenta – quaranta centimetri, in condizioni favorevoli può ampiamente superare questa taglia e raggiungere i tre – quattro chili di peso.

La trota lacustre (Salmo t. lacustris), più tozza della precedente, ha una livrea argentea puntinata di nero con macchie a forma di x. Decisamente più imponente può misurare un metro di lunghezza per quindici chili di peso. La trota marmorata o padana (Salmo t. marmoratus), circondata da un’aura di mito per la sua eleganza e rarità, è riconoscibile per la caratteristica livrea marmorizzata. Presente in ambienti molto diversi fra loro, dal ruscello alpino fino all’estuario dei fiumi di maggiore portata, può pesare alcune decine di chili. La trota iridea (Oncorhynchus mykiss), originaria del continente americano e introdotta in Italia per scopi alimentari e sportivi, è facilmente identificabile per l’evidente banda longitudinale rosa o violacea che le attraversa i fianchi.

Più resistente alle malattie e al riscaldamento delle acque delle specie autoctone supera anche i venti chilogrammi di peso. La trota salmonata infine non è una specie a sé stante, ma una trota alimentata con farine a base di crostacei o carotenoidi che conferiscono alle carni il caratteristico colore aranciato.

Le trote amano acque pulite, ben ossigenate, i fondi rocciosi o ghiaiosi. Predatori voracissimi si nutrono di insetti, molluschi, rane e pesci. Fra le diverse specie e sottospecie di trota che nuotano nelle acque trevigiane la marmorata è probabilmente quella che corre maggiori rischi tanto da comparire nella Lista Rossa dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura. Sul futuro di questo splendido pesce incombono diverse minacce: alterazione dell’habitat, competizione alimentare con esemplari di trota fario e ibridazione con altri salmonidi.

Apprezzata fin dall’antichità la trota faceva parte dei tradizionali donativi che nel Medioevo i pescatori della Marca Trevigiana offrivano al vescovo per garantirsi i diritti di pesca sul Sile. Una reputazione mantenuta nel tempo visto che alla fine del XIX secolo il prezzo della trota raggiungeva le 3,5 lire al chilo superando di gran lunga le quotazioni di temolo (1,70), anguilla (1,80), luccio (1,20), carpa (0.80) e poco al disotto del pesce allora più pregiato, lo storione, venduto anche a 4 lire al chilo.

La tradizione gastronomica trevigiana prevede che le prelibate carni della trota vengano servite alla griglia (graèla), alla mugnaia o in saòr. Le celebrate trote del Fadalto e quelle di Vittorio Veneto, migliori in estate, si friggevano dopo essere state panate con farina o pangrattato. Altrettanto apprezzate le trote fumegàde (affumicate) secondo antiche usanze trentine o cadorine e servite con burro di malga su crostini di pane integrale.

Ispiratrice di innumerevoli leggende, proverbi e poesie la trota, simbolo araldico di onestà, orna i blasoni di alcune città europee fra le quali Nantua e Bussang in Francia, Eratsun in Spagna, Wermelskirchen in Germania, Cossogno e Issiglio in Piemonte; una trota guizzante rappresenta la 115^ Squadriglia radar della nostra Aeronautica Militare.

Il fascino di questo pesce “allegro, capriccioso” e “veloce come una freccia” ha stregato anche il compositore austriaco Franz P. Schubert (1797 – 1828) che le ha dedicato uno dei suoi canti più celebri Die Forelle (La Trota). Più di recente la pesca alla trota ha appassionato personaggi del calibro di Barak Obama, Eric Clapton e Kevin Costner.

Per suggellare la conclusione di questo piccolo progetto editoriale dedicato alla pesca e ai pesci d’acqua dolce nella Marca Trevigiana ci affidiamo alle parole di Red Canzian, originario di Quinto di Treviso, storica voce dei Pooh. L’artista, in un suo recente saggio ricorda: “Ero immerso nella luce di uno straordinario tramonto e, dopo due quasi impercettibili toccate, ferrai una bellissima trota fario, uscita da sotto una roccia per attaccare il mio inganno, la mia esca colorata. La trascinai lentamente a riva e, dopo essermi bagnato la mano, la raccolsi delicatamente dall’acqua… Era bellissima e i puntini rossi della sua delicata livrea splendevano ai raggi di quell’ultimo sole. Ma non feci ciò che di solito facevo, cioè stordirla col noccatore e infilarla nel cesto di vimini che portavo a tracolla, no: la slamai, mi chinai e la rimisi piano piano in acqua… […] Tornai a casa che era già buio e, quando comunicai a mia moglie e ai miei figli che non avrei più pescato, li vidi sorridere increduli”.

(Foto: Guida alla Pesca).
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