Covid, lettera ai trevigiani da un operatore del contact tracing: “Ci dispiace essere meno performanti ma smettetela di darci dei fannulloni”

Ci dispiace moltissimo non essere più repentini nel fornire il contatto, ci dispiace moltissimo non portare una parola di conforto a chi è in ansia per un caro ricoverato, ci dispiace moltissimo non arrivare repentini nel gestire le famiglie con genitori, lavoratori e bimbi in età scolare”: inizia così una lettera anonima, proveniente dalla scrivania di un call center dedicato all’attività del contact tracing dell’Alta Marca, e destinata alla popolazione trevigiana.

Una lettera che spiega il punto di vista di chi sta dietro da due anni dietro una cornetta, un monitor, sentendo ogni giorno nuove voci, e che riceveva, giusto un anno fa, fino a mille chiamate al giorno. (in questo servizio avevamo, per esempio, approfondito le mansioni del Tracciamento Positivi di Asolo). Se il contact tracing ha giocato un ruolo fondamentale durante i lockdown, quando ancora il vaccino non c’era, il lavoro negli uffici si è intensificato anche nell’ultimo periodo. 

“Le nuove regole e l’aumento quintuplicato dei casi positivi non ci permette di essere performanti come lo eravamo fino a due mesi fa – scrivono nella lettera, – Ce la mettiamo veramente tutta, lavoriamo sette su sette, festività comprese. Voi direte: è un’emergenza, è giusto sia così. Certo che lo è: e noi siamo al vostro servizio. Nonostante sempre più spesso veniamo anche insultati al telefono noi ci siamo, con garbo e gentilezza. Su di noi potete contare”.

“Vedete, il nostro lavoro non è solo quello di rilasciare documenti o indicazioni di quando fare o non fare il tampone, il nostro compito è soprattutto quello di aiutare la persona a rivolgersi alle figure corrette in caso di necessità, a rasserenare gli animi che sempre più spesso sono in ansia, confusi e arrabbiati”.

Nella seconda parte della lettera, l’operatore o l’operatrice scende in una prospettiva più soggettiva, confermata da altri che, come lui o lei, provenienti da professionalità diverse, si sono ritrovati a portare avanti il delicato compito di tracciare i positivi e ricostruire assieme a loro le quarantotto ore trascorse.

“In questi quasi due anni ho visto città deserte e ascoltato persone sole (soprattutto anziani) durante il Natale, la Pasqua – racconta, – Ho ascoltato anche racconti di persone stremate e arrabbiate. Con questa mia lettera vorrei ringraziare tutti i colleghi tracciatori e sanitari (in primis chi lavora nei Covid point) per una delle esperienze umane più profonde vissute in vita mia in questi anni. Vorrei chiudere chiedendo alle persone di avere fiducia, noi ci siamo, tardi magari ma arriviamo. Però, per cortesia, smettetela di appellarci come fannulloni o inefficienti”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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