Tragedia dei migranti in Calabria, don Forest: “Basta chiamarle emergenze”. Don Dalla Torre: “Vinciamo l’indifferenza”

da sinistra don Andrea Forest e don Mirko Dalla Torre
da sinistra don Andrea Forest e don Mirko Dalla Torre

Gli italiani si interrogano ancora una volta dopo l’ennesima tragedia del mare avvenuta domenica nelle coste del Crotonese.

Più di 60 morti, decine di dispersi e diversi sopravvissuti è il drammatico bilancio di un episodio che ha sconvolto le coscienze di tante persone: un’imbarcazione che trasportava dei migranti, partita dalla Turchia, si è spezzata ad un centinaio di metri dalla riva, nel territorio del Comune di Cutro, provocando una vera e propria strage che non ha risparmiato dei minori.

La Diocesi di Vittorio Veneto ha espresso parole di vicinanza nei confronti delle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti attraverso don Mirko Dalla Torre, direttore dell’Ufficio diocesano “Migrantes”, e don Andrea Forest, direttore della Caritas Diocesana.

La vicinanza alle vittime e ai superstiti dall’Ufficio diocesano “Migrantes” e dalla Caritas di Vittorio Veneto

“Quello che è successo in Calabria ha generato in me profonda tristezza – commenta don Mirko – Conosco suor Loredana Pisani dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Crotone e le sono vicino in questo momento difficile. Parliamo di storie di persone che tentano di raggiungere una vita migliore e lo fanno andando incontro a rischi molto grandi. In noi non deve mancare l’impegno della solidarietà nei confronti di chi soffre per vincere l’indifferenza. Voglio ricordare le parole di Papa Francesco che in passato, commentando queste morti in mare, aveva parlato di una spina nel cuore che porta sofferenza”.

“Recentemente – afferma don Andrea – sono stato a Smirne, dove parte la rotta balcanica, e questa esperienza mi ha aiutato ad avere uno sguardo più ampio su queste tragedie. Prima di tutto dobbiamo considerare gli equilibri geopolitici del Medio Oriente e il secondo aspetto è quello di non trattare questo fenomeno come un’emergenza perché ormai non lo è più da tempo. Queste migrazioni sono un fenomeno al quale siamo abituati e non dobbiamo rapportarci allo stesso come fosse una fatalità: serve infatti un’azione strutturata per poter rispondere in modo efficace”.

Per il direttore della Caritas di Vittorio Veneto l’Europa, la Turchia e l’Onu sono chiamati a mettersi realmente in gioco per affrontare con serietà questo problema.

“Dobbiamo intervenire sugli squilibri internazionali – continua – e favorire il progresso delle zone più povere del mondo. Rispetto alla tragedia avvenuta in Calabria, da parte nostra non può che esserci un sentimento di solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime e ai superstiti. Però non può bastare l’emozione del momento, perché abbiamo bisogno di una seria presa di consapevolezza che così non possiamo continuare ad andare avanti. Non si può ragionare per estremi, dobbiamo raggiungere un determinato equilibrio per affrontare queste situazioni”.

“I migranti vanno presi come persone con i loro drammi – conclude – Come Caritas di Vittorio Veneto, grazie alla collaborazione con la Prefettura, stiamo seguendo quelli coinvolti nelle precedenti ondate di sbarchi. Inoltre, siamo ancora impegnati nell’emergenza Ucraina: abbiamo accolto più di 100 persone che stiamo portando verso un’autonomia. In tutto questo siamo aiutati dalla solidarietà delle persone, che hanno messo a disposizioni degli spazi per accogliere chi aveva bisogno”.

(Foto: web e Facebook).
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