Il Comitato per la sanità pubblica dell’Alta Marca: “Ospedale di Vittorio Veneto, persi 91 posti letto in tre anni”. L’Ulss: “Potenziamento dopo la pandemia”

Torna alla carica il “Comitato per la difesa della sanità pubblica dell’Alta Marca”, preoccupato per quello che ritiene il “processo di depotenziamento dell’ospedale di Vittorio Veneto”.

Spiega il portavoce Adriano Botteon: “Riteniamo che la difesa dei servizi ospedalieri e territoriali della nostra Ulss 2 sia un dovere di chi ha scelto di amministrare il nostro territorio, e che la tutela dei malati e dei loro familiari debba essere uno dei principali obiettivi di chi governa, in special modo in questo delicato momento”.

Rileva il Comitato che negli ultimi tre anni l’ospedale di Costa ha perso 91 posti letto, cancellati dalle schede ospedaliere: “La disponibilità dei posti letto è passata dai 246 del 2017 ai 155 dell’anno 2020; l’attività ospedaliera svolta nel 2020 ha subito un calo del 36% per i ricoveri chirurgici e del 27% per i ricoveri medici rispetto al 2019; le prestazioni erogate nei poliambulatori nel 2020 sono diminuite del 19,93%, di contro al Ca’ Foncello di Treviso c’è stato un aumento del 21,19% (+818.046); gli accessi al Pronto Soccorso nel 2020 sono calati del 41% rispetto al 2019; l’incidenza della popolazione over 65 sul totale (24,2% nel 2020) è in costante aumento ed è la maggiore di tutta l’Ulss 2; il ricorso al personale flessibile nel 2020 è aumentato del 47% rispetto al 2018”.

“Chi abita nella periferia del nostro distretto può impiegare fino ad un’ora per raggiungere l’ospedale di Treviso e fino a 30 minuti per raggiungere il pronto soccorso di Conegliano. – precisa il comitato – Chiediamo che venga ripresa al più presto la normale attività ospedaliera nella struttura di Vittorio Veneto, gestendo possibili future emergenze con una diversa organizzazione, che non penalizzi i cittadini del vittoriese, che vengano ripristinati i 91 posti letto cancellati negli ultimi anni e che vengano realizzati i posti letto di terapia intensiva”.

L’azienda sanitaria respinge le accuse: “In una situazione come quella che stiamo vivendo c’è poco altro da fare e un Covid hospital è dedicato a questo – risponde il direttore generale Francesco Benazzi -. Credo che la lamentela sia superata, appena saremo fuori dall’emergenza l’attività riprenderà con i ritmi ordinari. Nonostante il Covid stiamo lavorando per attivare 4/6 letti di terapia intensiva a Vittorio Veneto a supporto di un’eccellenza come l’otorinolaringoiatria”.

“Oggi i pazienti vengono portati a Conegliano, lo faremo nella stessa sede. – afferma – In più, dopo la pandemia, attiveremo un’unità semplice di chirurgia maxillofacciale di supporto all’Orl e porteremo anche un chirurgo plastico, sia per l’otorino che per la senologia. Vorremmo implementare anche questa attività nel vittoriese, rendendola il secondo punto importante della Marca per questa attività”.

Benazzi ricorda poi che l’attività del distretto di Pieve di Soligo si regge su entrambi gli ospedali, Conegliano e Vittorio Veneto: “Sono sinergici tra loro, non può essere un monolite uno rispetto all’altro. Deve esserci scambio fra i professionisti e osmosi, così prevedono le schede regionali e il buon senso”.

Il futuro di Vittorio Veneto, per l’Ulss 2, non è dunque a rischio: anzi, sarà potenziato. 

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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