Il Consiglio comunale dà l’ok alla deroga per portare la terapia intensiva all’ospedale di Costa: “Un ampliamento su tre livelli”

L'ospedale di Vittorio Veneto
L’ospedale di Vittorio Veneto

Un ospedale costruito in buona parte negli anni ’70 quello di via Forlanini a Costa. Nel corso degli anni, la struttura è stata incrementata e oggi si sviluppa quasi completamente sul volume conseguibile nell’area (150.750 metri cubi).

Durante il consiglio comunale di martedì 21 febbraio, è stato inserito all’Ordine del giorno un punto che in tanti attendevano: il parere per la deroga necessaria all’ampliamento dell’ospedale civile di Vittorio Veneto per la costruzione di un edificio destinato alla terapia intensiva”. A illustrare tale delibera è stata l’ingegnere comunale Alessandra Curti.

La cronistoria

“Nel maggio dello scorso anno – ha detto Curti – l’Ulss2 ci ha chiesto una certificazione di conformità urbanistica in merito al progetto di ampliamento dell’ospedale di Vittorio Veneto. Noi abbiamo chiesto delle integrazioni in quanto ci mancavano una serie di dati (non conoscevamo il volume che l’ospedale aveva sviluppato e che avrebbe sviluppato con l’ampliamento).

Una volta ottenuti i dati, a giugno dello scorso anno, abbiamo fatto i calcoli e riferito all’Ulss che l’intervento non era conforme al piano regolatore comunale. Abbiamo proposto un incontro con l’azienda sanitaria per analizzare bene il progetto e capire quale fosse il percorso più corretto da fare. Lo scorso dicembre ci è stato richiesta dall’Ulss la deroga per poter progettare l’ampliamento rispetto al piano regolatore comunale.

Il 22 dicembre ci è arrivata la comunicazione; anche in questo caso abbiamo dovuto chiedere delle integrazioni che sono state presentate a fine gennaio. Abbiamo quindi potuto eseguire l’istruttoria” ha concluso la dirigente comunale. 

Cosa prevedono i lavori

“L’intervento che l’Ulss 2 ha progettato – ha spiegato ancora Curti – prevede la costruzione di un nuovo volume per la terapia intensiva, la ristrutturazione e l’adeguamento impiantistico per le degenze del blocco b per la realizzazione di 6 posti letto di terapia intensiva e 6 di semi-intensiva. L’ampliamento si svilupperà su tre livelli. Un seminterrato (-1) destinato agli impianti, un livello rialzato (0) che rimarrà, per questa parte dei lavori al grezzo, e il livello destinato alla terapia intensiva (+1). La semi-intensiva sarà realizzata con la ristrutturazione di alcuni locali all’interno del blocco b.

L’ampliamento richiesto è di 9 mila metri cubi, un eccedenza di 2.073 metri cubi da quanto previsto dal piano regolatore. Poiché la superficie del terreno, su cui si sviluppa l’ospedale, è di 78.868 metri quadrati, considerando il volume esistente e l’ampliamento, il volume che si viene a sviluppare è di 2,03 metri cubi a metro quadro a fronte dei 2 consentiti dal nostro piano regolatore.

Nella legge regionale 27 del 2023, per i lavori di interesse regionale (eseguiti da Regione e Istituti socio sanitari), il Consiglio comunale è chiamato a esprimersi sulla richiesta di deroga da parte dell’Ulss mentre la realizzazione degli interventi non è assoggettata al permesso di costruire da parte del Comune. L’unico atto che il Comune deve rilasciare è l’attestazione di conformità urbanistica o una deroga allo strumento urbanistico”.

Una slide del progetto

Il dibattito politico e le dichiarazioni di voto

“Non bisogna che essere contenti – ha dichiarato il consigliere di centrosinistra Giulio De Antoni -. È un primo passo per la messa in sicurezza dell’Ospedale e dei suoi pazienti. Il mio voto è favorevole”.

“Ben venga la costruzione di un ulteriore polo ospedaliero per la terapia intensiva. Ora dobbiamo chiedere tutti, quando arriverà qui il direttore generale Benazzi, di potenziare il fiore all’occhiello del nostro ospedale, quell’eccellenza che è l’Otorinolaringoiatria, con l’inserimento del maxillo-facciale, che da qualche anno sto chiedendo al direttore generale” ha aggiunto il leghista Gianantonio Da Re.

Non tutti i consiglieri sono rimasti soddisfatti dei dati illustrati durante la seduta. Molti infatti avrebbero preferito il progetto completo, dettagliato.

Mirella Balliana (Rinascita Civica) ha inoltre aggiunto delle osservazioni: “Perché non sono stati utilizzati gli spazi già presenti nell’ospedale? Secondo me la terapia intensiva poteva trovare spazio nell’attuale struttura. Secondo quanto l’Ulss ci ha riferito, però, rimango assolutamente favorevole. L’ospedale attuale è stato svuotato di molti reparti. Una visita ginecologica ad esempio non si può fare ed è grave. I servizi base mancano”.

“Si tratta di un indirizzo che il Governo ha dato ai vari dirigenti per l’approvvigionamento di spazi per l’eventualità di altre pandemie che ci hanno visto in crisi con i posti letto disponibili – ha spiegato il sindaco Antonio Miatto -. Il fatto di tenerlo staccato con dei percorsi facilmente controllabili dal punto di vista sanitario e gli spazi abbondanti rispetto ai posti letto è legato a eventuali problemi futuri”.

La delibera ha visto l’intero consiglio comunale favorevole ed è stata quindi approvata con tanto di immediata eseguibilità. In una delle prossime sedute consiliari sarà presente anche il direttore dell’azienda sanitaria Francesco Benazzi per rispondere alle domande dei consiglieri.

Ad aprire la seduta consiliare è stato il ricordo, da parte del presidente dell’assemblea Paolo Santantonio, dell’anniversario della morte, avvenuta il 21 febbraio 1586, di Michele Della Torre, vescovo di Ceneda per 39 anni e cardinale. “Di lui restano oggi a Ceneda tre testimonianze a futura memoria – ha ricordato Santantonio -: la tomba con la bellissima pietra tombale in splendente marmo polìcromo ai piedi della scalinata del presbiterio della Cattedrale, purtroppo coperta da una cinquantina d’anni dalla pedana dell’altare verso i fedeli allestito allora in attesa di una sistemazione definitiva del presbiterio per l’adeguamento alle nuove esigenze liturgiche stabilite dal Concilio Vaticano II, ma che ormai sembra essere diventato definitivo. Il grande arco in pietra locale in via Brevia, a metà strada tra la piazza e il castello, eretto a tempo di record dai cenedesi nel 1583 per onorare la sua nomina a cardinale, tuttora in buono stato di conservazione. Infine, la bella fontana della piazza con vasca monolitica, da lui fatta erigere nel 1555 quando realizzò l’acquedotto pubblico di Ceneda, caratterizzata da più salti di caduta dell’acqua, attualmente purtroppo in condizioni alquanto precarie e visibilmente degradata”.

Miatto è tornato a fornire i dati Covid: attualmente sono solo i 13 positivi in città, e nessuno è ricoverato.

(Foto: archivio Qdpnews.it – Fermo immagine La Tenda Tv).
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