Milano o Vittorio Veneto: l’invenzione dei coriandoli contesa dalla fantasia di due ingegneri

 

Non c’è Carnevale senza coriandoli, e per questo tutto il mondo deve ringraziare una sola persona… o due? La storia dei coriandoli come li intendiamo oggi è piuttosto recente: di fatto ha poco più di un secolo, sebbene qualcosa di simile esistesse già dal Medioevo.

Era abitudine infatti lanciare dei veri e propri semi della pianta di coriandolo durante le feste paesane o addosso agli sposi, come beneaugurante simbolo di fertilità, mentre verso il Quattrocento i coriandoli erano più simili a dei confetti, da gustare dopo i pasti oppure da gettare addosso agli sfortunati passanti durante la festa di Carnevale.

Ad attribuirsi e contendersi la paternità dei “nostri” coriandoli sono un vittoriese e un milanese, rispettivamente Ettore Fenderl e Enrico Mangili.

Ettore Fenderl era un ingegnere che all’Italia ha dato ben più di una manciata di carta colorata: regalò allo stivale ben 400 milligrammi di Radium, l’unico radio disponibile al mondo, che aveva ricevuto dall’imperatore d’Austria come indennizzo per il plagio di una sua invenzione.

Grazie a lui a Roma venne quindi istituito il primo laboratorio italiano per le ricerche radioattive. Fenderl ottenne anche alcuni brevetti e contribuì a progettare una delle prime metropolitane del mondo, quella di Vienna.

Nonostante ciò questo pittoresco personaggio coi mustacchi è ricordato principalmente per un’invenzione fatta da ragazzo, per puro caso. Il giovane Ettore era senza soldi, senza troppa voglia di studiare e interessato solo a fare colpo sulle ragazze.

A quattordici anni, senza un soldo bucato, stava guardando dalla sua finestra la parata di Carnevale di Trieste, col sogno di poter partecipare alla festa insieme a tutti gli altri bambini che si lanciavano palline e confetti.

Allora inventò una soluzione: con un po’ di carta colorata tagliata in tantissimi piccoli pezzi colorati, divenne protagonista della sfilata, gettandone a manciate tra le maschere in strada. Fu subito imitato da tantissimi presenti e l’invenzione si propagò velocissima, fino a coinvolgere tutto il mondo.

Oggi a Vittorio Veneto, dove visse a lungo, gli è stato intitolato lo spazio del suo vecchio studio, che volle donare insieme a tutto il suo patrimonio alla città, creando la Fondazione Ettore e Flavio (il figlio) Fenderl con scopi benefici, e che tuttora è parte integrante della vita vittoriese.

“Sono superbo – raccontava Fenderl in un’intervista alla radio Rai nel 1958 – mi vanto di questa piccola invenzione quando penso alla sua immensa espansione per il divertimento di tanti e ai centimetri di spessore di coriandoli che si devono spazzare a Broadway ogni volta che si festeggia un grande personaggio”.

Nonostante tutti conoscessero molto bene la sua età, Ettore Fenderl voleva apparire più giovane anche negli ultimi tempi, quando spesso era costretto a ricevere gli ospiti stando a letto. Per questo, prima di far entrare l’ospite, la governante e la cuoca correvano a rassettargli il letto, aggiustargli la giacca, tenergli lo specchio. Lui, con pettine e forbici alla mano, dava l’ultimo tocco alla barba e ai baffi bianchissimi: solo allora era pronto per l’incontro.

A smentire tutta la storia ci ha pensato il meno romantico e ben più pratico ingegnere milanese Enrico Mangili. L’uomo raccontava che nel 1875 ebbe l’idea di riciclare gli scarti delle carte traforate utilizzate negli allevamenti di bachi da seta. Fu così che nacquero i coriandoli: il piano di Mangili di lanciare i dischetti colorati sui carri riscosse subito successo, tanto che i coriandoli vennero anche commercializzati.

Nonostante sia difficile capire chi dei due sia l’effettivo padre di quest’icona carnevalesca, c’è da dire che la differenza fondamentale tra la trovata del triestino e quella di Mangili fu che solo nel secondo caso i dischetti vennero commercializzati. Questo elemento permette di separare i fatti attribuendo a lui l’invenzione, a cui per altro si deve anche la creazione delle stelle filanti.

Sebbene la verità si trovi in tasca di uno solo dei due, oggi non ci resta che credere alla versione della storia che più ci piace.

 

(Fonte: Alice Zaccaron © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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