Alle porte della guerra: “Centinaia di profughi nella stazione di Przemyśl. Le loro vite in zaini e borse di plastica tra abbracci, lacrime e qualche sorriso”

Questa mattina, poco dopo le 8, siamo arrivati nella città di Przemyśl, a circa 15 chilometri dal confine tra Polonia e Ucraina.

Essendo la città il primo grande centro abitato lungo la strada che porta a Leopoli, ed essendo ben collegata alla rete ferroviaria, è diventata un punto cardine per chi voglia raggiungere il resto d’Europa.

La macchina dei soccorsi organizzata dalle autorità e dai volontari polacchi è stata definita “artigianale”, per via della velocità con cui è stata organizzata, ma si rivela molto efficace: “Ci siamo organizzati in poco tempo – spiega una volontaria – ma quando si vuole aiutare ci si riesce sempre”.

Lungo la strada per Przemyśl abbiamo incontrato anche parecchi mezzi militari che stanno scortando camion che trasportano gasolio fino al confine. Nei distributori anche a 100 chilometri dall’Ucraina c’è un limite massimo di 50 litri per i rifornimenti.

La città è divisa in diverse zone che offrono servizi differenti: in un centro commerciale a pochi chilometri dalla stazione ferroviaria arrivano gli autobus carichi di persone che sono giunte a piedi fino al valico di confine di Medyka.

In questa struttura la maggior parte della gente si ferma anche a dormire, mentre alla stazione ferroviaria i treni arrivati dall’Ucraina non tornano a Leopoli vuoti ma caricano gli uomini e donne che vogliono tornare nel loro paese a combattere.

È una sensazione strana quella che si respira all’interno della stazione ferroviaria: la situazione è frenetica e chi scappa dalla guerra cerca i propri famigliari che sono arrivati a prenderli. Chi non ha questa fortuna si affida agli aiuti umanitari: i volontari offrono cibi e bevande calde, sim card gratuite e traduzioni per cercare di ottenere dei passaggi. La sensazione fa pensare che la gente non voglia fermarsi a Przemyśl a lungo, quasi a voler scappare quanto più lontano possibile dalle sofferenze della guerra.

La stazione è divisa in vari settori: c’è un’area medica, i corridoi laterali dove si sono accampati alcuni profughi, l’atrio dove si raccoglie chi si informa sui trasferimenti e le sale d’aspetto dove sono state predisposte delle brande, a cui non viene concesso l’accesso ai giornalisti.

Sono pochi i beni che la gente ha portato con sé mentre scappava, uno o al massimo due piccoli zaini a testa, qualche valigia e sacchetti di plastica. Le famiglie hanno privilegiato portare con sé gli animali domestici (è strano vedere dei gatti al guinzaglio) e giochi per i più piccoli. Molti gli abbracci tra chi parte e chi arriva, tante le lacrime e anche qualche sorriso che, nonostante tutto, rende meno grigia l’atmosfera nell’affollata stazione.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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