Don Daniele Bortoletto candidato a entrare nel “Giardino dei Giusti” di Gerusalemme: “Salvò la piccola Gerda dalla deportazione”

Don Daniele Bortoletto (nella foto), prevosto di Montebelluna dal 1939 al 1971, merita di essere inserito nell’elenco dei “Giusti tra le Nazioni”, istituzione dello Yad Vashem di Gerusalemme che ricorda i non ebrei che rischiarono la vita per salvare gli ebrei dall’Olocausto.

La proposta arriva dall’Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea della Marca Trevigiana, il cui direttore scientifico Lucio De Bortoli ha preparato il dossier inviato in Israele nel maggio scorso e ora al vaglio del dipartimento “The Righteous Among the Nations Department”, incaricato di esaminare i requisiti di un non ebreo eleggibile alla onorificenza “Giusto Tra le Nazioni”.

Il dossier si basa sul libro curato da De Bortoli e pubblicato nel 2018,  “La mia vita era cambiata tanto presto”, il memoriale di Gerda Pressburger salvata da Auschwitz  grazie all’intervento del sacerdote montebellunese, nato a San Trovaso nel 1898 e deceduto nel 1983.

Gerda era nata a Vienna nel 1938, e fu travolta dalla follia dell’Olocausto insieme alla sua famiglia di religione ebraica.  I Pressburger, in fuga dall’Austria per raggiungere il Portogallo, furono invece confinati a Montebelluna alla fine del 1941.

Erano tutti ospitati dalla famiglia di Angelo Bressan. Erano Giulio Elsner e consorte, Alfredo Pressburger con la moglie Margherita Atlas e la figlia Gerda, il ragioniere Walter Thiersfeldt. Nel periodo in cui rimasero dai Bressan, si convertirono e ricevettero poi il battesimo dal vescovo di Treviso.

“Al sopraggiungere delle truppe tedesche, memori di tanti patimenti e di tante torture subite nei campi di concentramento tedeschi, presi dal panico, cercarono di nascondersi – scriveva nel suo diario don Bortoletto – I primi due vennero nascosti dal prevosto presso i due vecchietti Camozzato in via S. Anna nei confini con Barcon e là rimasero indisturbati fino alla fine della guerra; gli altri invece pensarono di fuggire ai monti e si nascosero in quel di Alano, ma vennero scoperti e rimandati a Montebelluna”.

Il padre di Gerda fu arrestato il 30 novembre 1943 e detenuto nel carcere di Treviso; venne prelevato e mandato prima al campo di concentramento di Fossoli, presso Carpi, quindi il 22 febbraio 1944 deportato ad Auschwitz. Risulta deceduto in luogo ignoto dopo il 19 aprile 1944.

Margherita Atlas, nata a Vienna nel 1905, seguì la stessa sorte del marito e anche lei risulta deceduta in luogo ignoto, dalle ricerche del “Libro della Memoria” del Centro di documentazione Ebraica contemporanea.

Solo Gerda scampò dalla deportazione. “L’orfana venne alloggiata poi dal parroco Bortoletto nell’asilo Infantile Maria Ausiliatrice di Guarda. Affidata alle suore, frequentò la scuola, venne protetta e inserita tra le orfanelle. Alla fine del conflitto, Bortoletto la consegnò regolarmente ai parenti Atlas, che erano riusciti a raggiungere Lisbona. Da lì, Gerda, assieme al nonno e alla zia materni, si trasferì alcuni anni dopo negli Stati Uniti, dove morirà nel 2012 – racconta Lucio De Bortoli nel dossier – Ho avuto la fortuna di entrare in rapporto con un’amica statunitense di Gerda, Mary Ann Kenneth McDonald, che mi ha inviato il dattiloscritto delle sue intere memorie. A Montebelluna abbiamo organizzato un grande incontro con l’amica statunitense, e suo marito, e un cugino del ramo degli Atlas che vive a Parigi. Dopo ho pubblicato il libro che contiene le memorie di Gerda e un contesto storico”.

Alla commissione dello Yad Vashem l’Istresco chiede se, di fronte a tale situazione, “esistono le condizioni per considerare il parroco Daniele Bortoletto, che tanto ha fatto per l’intera comunità ebraica qui internata, degno di essere considerato ‘Giusto'”.

La funzionaria dell’Ente nazionale per la memoria della Shoah di Gerusalemme nei giorni scorsi ha richiesto allo storico montebellunese altri dettagli sull’operato del sacerdote, che tra l’altro è ricordato per l’intesa attività di assistenza alle famiglie durante la guerra e con l’insediamento del presidio tedesco dopo l’8 settembre 1943.

Insieme a don Daniele Bortoletto, l’Istresco candida a “Giusto tra le nazioni” anche Gioacchino Campagnolo, contadino di Pezzan di Carbonera che nascose una ebrea francese e la sua bambina di 5 anni, facendole passare per lontane parenti.

I ricercatori dell’Istituto trevigiano affermano che ci sono tutte le condizioni per l’accoglimento della loro istanza.

Se così sarà, i nomi del prete e del contadino saranno impressi sulle “Pareti d’Onore” del Giardino, composte da centinaia di pietre su cui sono affisse grandi tabelle con gli elenchi di tutti i “Giusti” identificati.

Finora sono 27.712 da 51 paesi di tutto il mondo, di cui 734 italiani e 22 della provincia di Treviso.

(Foto: per gentile concessione di Lucio De Bortoli).
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