Montebelluna, il sindaco Favero sulla nuova ondata Covid: “Stato distante dai territori, l’autonomia una necessità”

La pandemia ha messo più che mai in luce la necessità di perseguire l’autonomia, lo Stato ha dimostrato di essere troppo lontano dai diversi tessuti territoriali con Dpcm sempre più confusi negli obiettivi e dagli effetti pratici persino sconcertanti”.

Lo dice la “matricola” Marzio Favero (nella foto con il gruppo che lo ha sostenuto durante la campagna elettorale), ormai immerso nel suo nuovo impegno nel Consiglio regionale del Veneto.

Il neoeletto consigliere, tuttavia, è di fatto ancora sindaco di Montebelluna (in attesa dell’ufficialità della sua decadenza per incompatibilità di carica), ruolo che sta svolgendo tuttora quasi a tempo pieno.

La seconda ondata del virus – prosegue Favero – sta dimostrando una volta di più le contraddizioni all’interno del governo. Il Veneto, e altre Regioni, sono state in grado di governare meglio la crisi di quanto non abbia fatto lo Stato. Una regione ben amministrata conosce il territorio e le diverse situazioni ed è in grado di affrontare in modo più efficace ed efficiente i problemi. Le proteste delle varie categorie di lavoratori sono la cartina tornasole di decisioni prese in modo astratto, senza tener conto degli effetti economici che ne conseguiranno”.

“Che senso ha – sottolinea Favero – tenere aperti i ristoranti a mezzogiorno e non alla sera? Semmai la soluzione stava nello stabilire limiti nel numero di posti e nel potenziamento del servizio di vigilanza per garantire il rispetto delle regole. In questo senso si poteva trasmettere risorse ai Comuni per i controlli serali delle polizie locali, cosa che le norme consentono se legate, come lo sarebbero, a progetti specifici. Un sistema di controlli reticolare avrebbe consentito di multare chi non gestiva con responsabilità, ma di lasciar lavorare chi ha cura e attenzione per i propri clienti. Le misure indifferenziate sono sempre sbagliate. La salute è prioritaria, ma il buonsenso lo è altrettanto”.

Ultimi giorni a Montebelluna, prima di dedicarsi completamente al nuovo incarico. Cosa lascia Marzio Favero a questa città e cosa si porterà dentro di sé di questa decennale esperienza?

“Qualcuno parla di rivoluzione urbana – risponde Favero -, credo che sia la definizione più appropriata. In questi due mandati da sindaco, grazie anche ai consiglieri e assessori dell’intera coalizione di giunta, si è stati protagonisti di una trasformazione epocale della città, anche difficile da riassumere. Dalla riqualificazione delle piazze all’anello interno della viabilità, dalla messa in sicurezza degli edifici scolastici con un investimento senza precedenti di 17 milioni di euro al salvataggio del patrimonio storico cittadino con il restauro di Villa Pisani e della Barchessa Manin”.

“Abbiamo dimezzato le aree edificabili tutelando le superfici agricole, abbiamo salvaguardato il sociale negli anni della crisi. Si sono migliorati diversi impianti sportivi. Sono in arrivo quattro sottopassi ferroviari, le tre rotonde ora diventeranno quattro e adesso il colpo di teatro del nuovo teatro. – puntualizza – Oggi Montebelluna è una delle sei autorità urbane del Veneto, assieme a Castelfranco, Asolo e altri sette Comuni abbiamo messo in piedi un progetto da 17 milioni per il trasporto ecosostenibile, per il recupero del patrimonio delle case popolari. E tanto altro ancora, tutto questo risanando il bilancio comunale“.

“E’ stato un onore e un privilegio essere sindaco di questa città – conclude Marzio Favero -, dove non esiste una gerarchia sociale e l’industriale di respiro internazionale parla in veneto con l’amico artigiano. A Montebelluna è stato abolito il ‘lei’, esiste solo il ‘tu’. Ricorderò con affetto tutti i volontari dei Comitati civici, delle associazioni culturali, sociali e sportive e della protezione civile. Ma non si tratta di un addio, come consigliere regionale mi impegnerò per essere utile al territorio montebellunese”.

(Fonte: Flavio Giuliano © Qdpnews.it).
(Foto: Facebook – Marzio Favero).
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