Papa Luciani presto beato, il postulatore della causa Cardinale Stella: “Ha agito in punta di piedi e parlato al cuore della gente”. Oggi campane a festa in diocesi

Le campane suoneranno a festa in tutte le chiese della diocesi di Vittorio Veneto oggi domenica 17 ottobre alle 12, proprio nel giorno del compleanno di Albino Luciani. È questo il grande segnale di festa della diocesi tra Piave e Livenza che rende così onore al suo vecchio pastore, di cui è appena stata annunciata la prossima beatificazione.

Proprio nei giorni scorsi, infatti, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto della Congregazione delle Cause dei Santi (qui l’articolo), riconoscendo così ufficialmente il miracolo attribuito a Giovanni Paolo I, nato nell’attuale Canale d’Agordo nel 1912 e morto nel 1978, trentatré giorni dopo la salita al soglio pontificio.

Postulatore della causa di beatificazione di Albino Luciani è il cardinale pievigino Beniamino Stella, che ha accolto l’invito di Qdpnews.it a parlarne ai nostri microfoni.

Eminenza, cosa vuol dire oggi papa Luciani beato?

“Penso che il suo sia un grande esempio di vita sacerdotale ed episcopale di completo servizio alla gente con la sua grande umanità, vicinanza e capacità di ascolto. Sacerdote e vescovo mai invadente, era sempre pronto a tendere la mano e l’orecchio. Si è avvicinato in punta di piedi alle umane sofferenze e alle problematiche, sempre con grande umiltà: cuore del suo profilo è stata proprio la scelta della parola Humilitas, con cui si è posto alla Chiesa senza ostentazione, con animo di ascolto, guardando in volto le persone, cercando di capirle e di andare nel profondo.

Credo che la grande umanità di Luciani sia quella che ha conquistato, anche da pontefice, tantissime persone. Sempre con il suo sorriso sobrio ma molto bello, anche nel suo pontificato è entrato ‘in punta di piedi’. Il tempo non gli ha permesso di crescere nel suo ministero pontificale, però la gente, nel cuore, lo ha amato perché lo sentiva autentico, sollecito, benevolo: credo che questo sia il segno che ha lasciato nella storia della Chiesa”.

Lei è veneto, cardinale e postulatore della causa di beatificazione: che cosa ritrova di veneto nelle caratteristiche e nell’indole di Luciani?

“Ritrovo innanzitutto la bella parlata, talvolta anche dialettale, l’accento veneto che Luciani ha portato sempre inconfondibile, assieme alla sua voce serena e alle parole, gli aneddoti, gli esempi della vita quotidiana della gente. Giovanni Paolo I, che era piuttosto riservato e forse anche un po’ timido, è stato un grande comunicatore usando l’ambiente, il vocabolario e lo stile dei veneti: gente concreta, laboriosa, con i piedi per terra, che ascolta volentieri chi usa il linguaggio umile e semplice. E poi parlava ai bambini, poneva l’accento sulla vita della famiglia, rivolgeva l’attenzione ai giovani e ai temi sociali degli anni ’60-‘70. È stato questo profilo, molto marcato dalle sue montagne e dalle sue radici, che ha incantato la gente di Belluno, Vittorio Veneto, Venezia e poi di tutto il mondo”.

In questo momento difficile per la presenza e la testimonianza dei cristiani a causa della pandemia e di alcuni scandali, che cosa può dire la beatificazione di Giovanni Paolo I?

“In questo momento abbiamo bisogno di alzare gli occhi verso il volto dei santi. Santi non dei primi tempi della Chiesa ma dell’oggi, che hanno vissuto le difficoltà e i drammi di quest’epoca nella pratica cristiana. Oggi, con tutte le problematiche e le difficoltà della Chiesa, il discorso più convincente che possiamo fare è presentare le virtù dei sacerdoti, dei fedeli laici, delle persone sposate che hanno saputo vivere i valori cristiani nel proprio contesto di famiglia e vocazione con impegno, dedizione, eroismo, generosità e forza.

Non sono più le parole a parlare al cuore, ma è la vita che parla, conquista, attrae. Questa santità della Chiesa e gli esempi con forti profili di carità e di servizio sociale possono convincere in tempi in cui le parole sono talvolta purtroppo solo un suono. Papa Luciani, nella sua bontà, dedizione, umiltà, povertà e sobrietà di vita, ha parlato al cuore e oggi questo esempio va presentato alla Chiesa universale come pastore e sacerdote”.

Si sente di ringraziare qualcuno in modo particolare per questo traguardo?

“Innanzitutto Papa Francesco, per la sua attenzione dimostrata verso questo suo predecessore. Il miracolo riconosciuto a Giovanni Paolo I è avvenuto peraltro proprio a Buenos Aires, dove l’attuale pontefice è nato. Poi, la diocesi di Belluno – Feltre, il vescovo mons. Vincenzo Savio che fu l’iniziatore della causa, mons. Giuseppe Andrich e tutti coloro che hanno lavorato e creduto in questo tipo di santità con gratuità e nel sacrificio. La soddisfazione di questi giorni è la più bella gratifica che queste persone possono avere dopo quasi vent’anni di costante impegno a favore di questa causa”.

20 gennaio 1978: il patriarca di Venezia card. Albino Luciani e il presidente del Senato Amintore Fanfani in chiesa a Solighetto per la commemorazione di Francesco Fabbri nel primo anniversario della morte (Dal libro “Francesco Fabbri”, Fondazione Francesco Fabbri)

Il beato Giuseppe Toniolo, la beata Maria Pia Mastena, la beata Giuliana da Collalto, il beato fra’ Claudio, beato padre Cosma Spessotto, e adesso papa Luciani. Qual è il messaggio che arriva da questa terra di santità?

“La nostra terra è ricca di questa santità generosa ed eroica. Chi oggi ha buona volontà di incamminarsi verso queste vette difficili ha degli esempi, dei precursori che hanno percorso tali strade di alta montagna. Santi ‘nostri’, che hanno calpestato le nostre terre e hanno visitato le nostre colline: mi piacerebbe che l’idea di un cammino sulle mete di queste figure venete potesse crescere perché abbraccia tutto il Veneto, dalla montagna alla pianura, e possiamo portare i pellegrini in questi percorsi di santità cristiana”.

Poche settimane fa abbiamo saputo che l’anonimo acquirente e benefattore della casa natale di Luciani era proprio Lei (qui l’articolo). Qual è stato il motivo che l’ha spinta a compiere tale gesto di grande generosità nei confronti di Luciani e della Chiesa vittoriese?

“Penso che alla soglia degli 80 anni sia bene guardare verso l’alto e compiere con distacco dei gesti di generosità. La casa era in vendita, si erano create delle circostanze che lo permettevano, la Diocesi di Vittorio Veneto si era resa disponibile ad accoglierne la proprietà. Ho maturato nel cuore la possibilità dell’acquisto anche in vista della beatificazione. Mi è parso di aver fatto una cosa gradita, utile: oggi la casa si presenta ormai già restaurata e si sta lavorando per gli ultimi rifacimenti.

Ho avuto tanto dal ‘mio’ vescovo Luciani: è stato pastore di Vittorio Veneto negli anni del seminario, nei tempi del sacerdozio, e gli devo molto nel cammino della mia vita perché mi ha messo anche sulla strada del servizio alla Santa Sede. La mia gratitudine e riconoscenza nei suoi confronti l’ho voluta quindi manifestare anche con questo segno di generosità”.

(Foto: Fondazione Francesco Fabbri. In copertina: dal libro “Francesco Fabbri”, l’allora sindaco Fabbri accoglie a Pieve di Soligo il vescovo di Vittorio Veneto Albino Luciani).
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