Accolto il ricorso del Comitato cure domiciliari Covid contro il Ministero della salute: il Tar annulla la circolare su “Tachipirina e vigile attesa”

Ieri, sabato 15 gennaio, è arrivata una grande notizia per il comitato cure domiciliari Covid-19: il Tar del Lazio, dopo quasi un anno di valenza della circolare del Ministero della Salute con cui si prevedeva “Tachipirina e vigile attesa” durante i primi giorni del contagio, ha accolto il ricorso del Comitato e ha annullato la circolare.

Come si legge nella sentenza, i giudici hanno ritenuto che il contenuto della nota ministeriale “si pone in contrasto con l’attività professionale così come demandata al medico nei termini indicati dalla scienza e dalla deontologia”.

Il ricorso era stato portato avanti da due volti noti ai sostenitori delle cure domiciliari già dalla scorsa primavera (leggi l’articolo): il presidente e avvocato Erich Grimaldi e la portavoce e avvocato Valentina Piraino.

Grimaldi era già conosciuto per aver portato il Consiglio di Stato ad approvare l’idrossiclorochina come farmaco contro il Covid dopo una petizione con centinaia di firme portata avanti insieme al medico e sindaco di Santa Lucia di Piave Riccardo Szumski.

Con questa sentenza arriva un’altra vittoria per l’avvocato: si annulla ufficialmente la circolare del Ministero aggiornata al 26 aprile 2021, poiché le disposizioni dell’Aifa e del ministero impediscono il lavoro del medico e l’utilizzo di terapie alternative.

Per la sezione Terza quater del Tar del Lazio “è onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito”, cioè esattamente ciò che dichiarava a inizio pandemia il dottor Szumski (vedi l’articolo).

La prescrizione dell’Aifa contrasterebbe quindi con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professionale, limitando, se non impedendo, l’utilizzo di terapie da questi ultimi ritenute efficaci contro il  Covid-19 come avviene generalmente per ogni attività terapeutica. 

La conclusione della sentenza è che “il contenuto della nota ministeriale, imponendo ai medici puntuali e vincolanti scelte terapeutiche, si pone in contrasto con l’attività professionale così come demandata al medico dalla scienza e deontologia professionale”.

“Non è che ci voleva tanto, il dramma è stato proprio che abbiamo dovuto fare ricorso al Tar – dichiara il medico Riccardo Szumski commentando la sentenza – Avevamo già avuto una sospensiva, poi il Consiglio di Stato ha fatto attendere ben 9 mesi e quando il Tar entrato nel merito, precisamente il 14 dicembre, non ha potuto fare altro che constatare che quelle disposte dal Ministero della salute non erano altro che cavolate. Come tante altre, dico io”.

“Per me – continua – la soddisfazione arriva dopo due anni che ripeto le stesse cose. Ora, le polemiche non servono a niente e io non ne faccio con nessuno ma a mio avviso qualche responsabile tra gli sconfitti dovrebbe proprio dimettersi”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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