Con la torta “dell’ultimo bacio” e una tazza di caffè turco il viaggio si fa a tavola: cronaca di una cena fra Grecia ed Egitto

Il viaggio “in 80 grammi” del Bloom prosegue a vele spiegate verso le Indie alla scoperta di paesi e sapori che assumono tratti sempre più esotici. Giovedì sera si è svolto il terzo capitolo delle dieci cene tematiche iniziate il mese scorso che fino a febbraio ripercorreranno in una serie di piatti i vari paesi toccati dal protagonista del romanzo “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne.

Lasciato il porto di Brindisi, Phileas Fogg salpa a bordo di un piroscafo dirigendosi verso il canale di Suez facendo alcune soste intermedie. La prima è in Grecia, terra di sapori semplici ma decisi allo stesso tempo che rievocano atmosfere mediterranee. 

Lo staff del Bloom di Treviso

 Tyropitakia e gyros di maiale 

Nel menu messo a punto da chef Matteo Bianchin la Grecia si ritrova nell’antipasto sotto forma di un tyropitakia, involtino tradizionale di pasta sottile ripieno di feta, servito con della salsa tzatziki e qualche goccia di miele. Questo croccante triangolino dal cuore morbido e saporito, nel viaggio del gusto pensato dal locale di via san Liberale segna il passaggio fra i sapori “rassicuranti” dell’Europa e quelli del Medio Oriente. 

La tyropitakia

La storia del tyropitakia è antichissima e individuarne le origini precise, considerate le sue molte declinazioni, è una questione alquanto complessa. Come spiegato giovedì sera dallo chef è probabile che questo fagottino servisse come “cibo da viaggio”: una sorta di street food ante litteram. 

Il concetto di “cibo da strada” si ritrova anche a Creta. Approdati sull’isola è tempo di assaggiare la portata principale, il gyros, un vero classico della cucina greca che si presenta come una sorta di piadina, meglio nota come “pita”, farcita con carne di maiale verdure fresche e salsa allo yogurt. 

La gyros pita di maiale

Qui chef Bianchin fa sentire il suo tocco: la pita è fatta in casa e tostata appena prima di essere servita, il maiale, marinato in precedenza con mele e spezie, risulta particolarmente tenero e saporito. Il valore aggiunto al piatto lo dona un ingrediente speciale – e tutt’altro che facile da bilanciare – come il pepe lungo. Due grani di questa spezia vengono serviti a parte ai commensali al solo fine della spiegazione del piatto. Una trovata divertente e curiosa che ricorda come questo viaggio del gusto non sia solo culinario ma anche culturale. 

due grani di pepe lungo

L’uso del pepe lungo, scopriamo, è tipico della cucina medioevale e lo si ritrova in molte ricette dell’impero ottomano. È forte quasi quanto il peperoncino e dunque va dosato attentamente con la promessa di una spinta di aromaticità che sorprende il palato. 

Ecco che sull’isola di Creta, anello di congiunzione fra Oriente e Occidente, una cucina che tutto sommato ci è ancora famigliare, inizia ad incorporare ingredienti poco comuni sulle nostre tavole. “Da questa cena in poi – sottolinea bene Davide Fabris, titolare del Bloom – si inizierà a spingere con i sapori, esplorando nuovi lidi del gusto”. 

La torta “dell’ultimo bacio” e una tazzina di caffè turco 

Lasciata l’isola greca, Philea Fogg saluta l’Europa con la consapevolezza che arrivati a questo punto non si può più tornare indietro. L’avventura culmina con il dessert scelto per la terza cena che termina in Egitto con la torta basbousa e il caffè turco fatto con l’ibrik. 

la torta basbousa, dolce tipico egiziano

Partiamo dalla torta, un dolce il cui nome significa “ultimo bacio”, non il preludio della fine di un amore, ma al contrario, l’ultimo affettuoso bacio che ci si dà prima di coricarsi, salutando un altro giorno felice trascorso assieme. La giornata si conclude con un dolce che sa di notti d’Oriente, preparato con il semolino e la frutta secca. Dal baklava in poi la dolcezza (che ai palati italiani può risultare quasi esagerata) prevale nei dolci della tradizione mediorientale e questo non fa eccezione. La nota amara arriva dall’abbinamento con il caffè turco fatto con l’ibrik

Emanuele Dalla Torre 

Come spiegato dal coffee specialist del Bloom Emanuele Dalla Torre, pazienza e lentezza sono essenziali nella preparazione del caffè con l’ibrik. All’interno di questo pentolino di metallo con un lungo manico viene versata la polvere di caffè macinata finissima e poi in aggiunta dell’acqua fredda.

Una volta posizionato sulla fiamma viva si attende la completa infusione della bevanda che, da qui la differenza principale fra questo e un caffè filtrato, lascia un residuo sul fondo della tazzina. Mentre si attende che la polvere finissima si depositi lentamente sul fondo dell’ibrik non resta che assaporare il momento, fissare nuovi ricordi e lasciare che la mente fantastichi verso la prossima meta del viaggio: l’Africa

(Foto: Qdpnews.it)
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