Oggi è la Giornata europea dei Giusti: alcune storie di coloro che nella Marca trevigiana cercarono di salvare gli ebrei dall’Olocausto

Oggi, lunedì 6 marzo, è la Giornata europea dei Giusti
Oggi, lunedì 6 marzo, è la Giornata europea dei Giusti

Oggi, lunedì 6 marzo, è la Giornata europea dei Giusti, una ricorrenza proclamata nel 2012 dal Parlamento europeo su proposta di “Gariwo, la foresta dei Giusti”, un’organizzazione no profit con sede a Milano, che svolge la propria attività a livello internazionale.

L’obiettivo della Giornata è quello di commemorare coloro che si sono opposti ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi.

La data si rifà a quel 6 marzo 2007 in cui è deceduto Moshe Bejski, magistrato israeliano, sopravvissuto all’Olocausto e presidente della Commissione dei Giusti tra le nazioni di “Yad Vashem”. Fu colui che istituì il Giardino dei Giusti di Gerusalemme, per rendere omaggio a coloro che aiutarono gli ebrei durante l’Olocausto.

Tale ricorrenza era stata nel tempo richiesta da vari enti e personalità della cultura italiana, europea e mondiale (tra i firmatari ci sono profili come quello di Umberto Eco e Dario Fo).

Anche la Marca trevigiana ha visto il susseguirsi di storie di chi non si preoccupò del pericolo in cui incorreva, ma pensò a salvare un’altra vita umana.

Solo nella provincia di Treviso sono 25 i profili di quanti si prodigarono, in questo senso, per il prossimo.

Clelia Caligiuri, la maestra che aiutò l’ebrea Sara Karliner confinata a Follina

Tra questi profili c’è quello di Clelia Caligiuri, la prima donna italiana e la prima residente nel Veneto ad aver ricevuto il titolo di “Giusto tra le Nazioni” e ad aver piantato il proprio albero nel “Giardino dei Giusti” in Israele. Un titolo che le è stato conferito per aver aiutato l’ebrea Sara Karliner, confinata a Follina.

Clelia, di professione maestra, era originaria di Sorrento ma visse a Piavon di Oderzo. Nel 1943 il medico le consigliò di cercare una località più fresca per la salute della terza figlia: così la donna affittò una stanza a Follina. Lì viveva Sara Karliner, ebrea jugoslava scappata da Zagabria due anni prima e confinata proprio a Follina dalle Forze dell’Ordine, a causa delle leggi razziali.

Clelia aiutò la donna a scappare da Follina, ospitandola nella sua casa di Piavon. Sara venne poi trasferita a Lutrano, nella casa parrocchiale di don Giovanni Casagrande, a cui Clelia aveva chiesto aiuto. La maestra continuò a farle visita e, dopo la guerra, Sara raggiunse prima la sorella a Bologna e poi si trasferì in Israele.

Le due donne si rividero dopo 20 anni e Sara ospitò Clelia e la sua famiglia nella propria abitazione di Tel Aviv.

Una targa a Possagno per ricordare i concittadini che misero in salvo una famiglia ebrea

A Possagno è visibile una targa per ricordare i propri “Giusti tra le Nazioni”, i concittadini che si spesero per mettere in salvo 31 persone della famiglia ebrea Garti.

Si tratta di Alessandro Bastianon, Fausto Cunial, Domenica De Biasio, Elvira Furlan e Ferdinando Augusto Isotton.

Tutti si prodigarono per nascondere queste persone nei boschi, nei pozzi, all’interno di soffitte e cantine, dando loro da mangiare e falsificando i documenti, nonostante il grande rischio che si nascondeva dietro l’angolo.

Don Daniele Bortoletto e l’impegno per salvare la piccola Gerda Pressburger

Nell’estate del 2021 anche la figura di don Daniele Bortoletto fu candidata a entrare nel “Giardino dei Giusti”: il sacerdote ebbe infatti il merito di salvare la piccola bambina ebrea Gerda Pressburger, strappandola dal rischio di essere deportata ad Auschwitz.

La bimba, assieme alla famiglia di religione ebraica, tentò di scappare dall’Austria, con l’obiettivo di raggiungere il Portogallo. Purtroppo la famiglia venne fermata prima e confinata a Montebelluna, alla fine del 1941.

Lì venne ospitata dalla famiglia Bressan e si convertì, facendosi battezzare dal vescovo di Treviso.

Tutto ciò non servì a salvare i genitori di Gerda dalla furia dell’Olocausto: entrambi vennero arrestati e morirono in campo di concentramento.

Gerda invece venne salvata da don Daniele Bortoletto, che la fece nascondere nell’asilo di Maria Ausiliatrice di Guarda, dalle suore. Alla fine della guerra il sacerdote la affidò ad alcuni paterni del ramo materno, che erano riusciti a raggiungere Lisbona.

Poi, qualche anno dopo, Gerda si trasferì negli Stati Uniti assieme al nonno e agli zii materni, dove vivrà fino alla fine dei suoi giorni.

Da ricordare anche la vicenda di Gioacchino Campagnolo, contadino di Pezzan di Carbonera, che nascose un’ebrea francese e la sua bimba di 5 anni, spacciandole per delle lontane parenti.

(Foto: Wikipedia).
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