Toponimi della Marca trevigiana, Motta di Livenza: dove un isolotto sul fiume è divenuto la culla della Marca

Il toponimo di oggi: Motta di Livenza
Il toponimo di oggi: Motta di Livenza

La meta odierna è Motta di Livenza, 11.000 abitanti, ubicata alla confluenza fra il Monticano e la Livenza in posizione baricentrica fra le provincie di Treviso, Venezia e Pordenone. Collocata strategicamente sull’antica via Postumia, Motta di Livenza prospera sia in epoca romana che sotto il dominio della Serenissima tanto da divenirne la “figlia prediletta” nel Duecento e la “figlia primogenita” nel Cinquecento.

Il toponimo discende dal termine preromano “motta” inteso come cumulo naturale o artificiale di ghiaia, sassi o detriti. Nel caso specifico si tratterebbe di un rialzo, o meglio di un isolotto, fluviale o lagunare. Piuttosto frequente in toponomastica (si ritrova in Piemonte, Lombardia, Calabria, Puglia e Sicilia), il termine “motta” può sottintendere anche un’aggregazione mercantile o artigiana assimilabile alle corporazioni comunali nate per tutelare specifiche categorie sociali.

Il nome Livenza, declinato come Liquentia nella Naturalis Historia di Plinio e successivamente divenuto Liquetia, potrebbe derivare dal latino liquere o dalla fusione di locuzioni latine, celtiche o venetiche comunque correlate con lo scorrere delle acque.

Da sempre luogo di pacifica convivenza fra individui appartenenti a culture differenti, Motta di Livenza e segnatamente la frazione di Lorenzaga, è considerata la culla della Marca Trevigiana a seguito della pace siglata proprio qui, nel 1204, fra le comunità di Aquileia e Treviso.  E a proposito di frazioni mottensi merita un cenno anche Malintrada il cui toponimo potrebbe avere a che fare con l’accesso a luoghi un tempo acquitrinosi, infidi e malsani: dunque una “mala entrata”. 

Città che ha dato i natali a personaggi illustri che si sono distinti nelle scienze e nelle arti, Motta di Livenza è ricordata anche come luogo di morte del celebre scrittore Italo Svevo spirato il 13 settembre 1928 all’indomani di un incidente stradale sulla via Postumia.

Dopo una bella passeggiata alla scoperta della città e dei suoi tesori, in primis la cinquecentesca Madonna dei Miracoli e la prestigiosa pinacoteca Scarpa, puntiamo decisi alla ricerca di un piatto della tradizione: l’anguilla del Livenza. Un pesce talmente prelibato, il bisàt, che qui se ne distinguono addirittura due varietà: il fiumano e il marino pescate rispettivamente in autunno e primavera. La gustiamo in una ricetta tradizionale, cotta con una manciata di amoi (susine selvatiche acerbe) la cui acidità contrasta il grasso del pesce.

Un rosso leggero vinificato in loco è la scelta migliore per il consueto brindisi a questi splendidi luoghi e ai loro abitanti.

(Foto: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata).
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