“Aveva sempre una parola di conforto per tutti”: cordoglio a San Giacomo di Veglia per la morte di suor Saccol, per 51 anni abbadessa del monastero di clausura

Cordoglio nella comunità di San Giacomo di Veglia per la morte di suor Maria Rosaria Saccol, dal 1966 al 2017 abbadessa del monastero cistercense dei Santi Gervasio e Protasio a San Giacomo di Veglia (vedi articolo).

“Suor Rosaria era una persona straordinaria, nel vero senso della parola. Era generosa e acuta. Aveva una grande forza interiore. Aveva sempre una parola di conforto per tutti” ricorda l’avvocato Alessandra Cadalt che conosceva bene la badessa avendo curato gli affari legali del convento di clausura nelle numerose cause legali contro il Comune di Vittorio Veneto ai tempi delle amministrazioni Scottà.

“Quando ho saputo che era mancata – prosegue l’avvocato che ha il suo studio a pochi metri dal monastero -, ho ripensato ai momenti in cui stavamo facendo i vari ricorsi al Tar per il brolo. C’è stato un momento in cui dovevamo discutere con il Comune se acquistare o meno il brolo. Ricordo che lei, con tono molto pacato, disse che il monastero era disposto anche ad acquistare quell’area. Suor Rosaria si è sempre affidata a Dio. E non ha mai smesso di ricevere persone. Ricordo che aveva un dono: incontrando una persona o attraverso una foto riusciva a capire se questa persona necessitava di un aiuto o di un conforto. C’erano sempre molte persone che le chiedevano conforto umano e con la preghiera, e lei era sempre in grado di darlo. Aveva una grande capacità di ascoltare gli altri”.

Tanti sono i ricordi legati all’abbadessa: “Ricordo – conclude l’avvocato Cadalt – che mi raccontò che da giovane una mattina era arrivato in monastero un signore che le aveva consegnato una busta. Lei l’aveva messa nello scapolare. Nel corso della giornata era emersa la necessità di pagare una bolletta. In monastero non c’era però denaro. E quando alla sera si ricordò di quella busta, l’aprì e dentro c’era il denaro sufficiente per saldare la bolletta. Un fatto che testimonia come qualcuno guardi giù nel momento del bisogno“.

“L’ho conosciuto negli ultimi anni – testimonia don Gian Pietro Moret, collaboratore parrocchiale di San Giacomo di Veglia dal 2000 al 2020 -: suor Rosaria è stata una figura carismatica e finché è stata abbadessa attirava molto la gente. Molti andavano da lei per consigli spirituali, ma dava anche consigli di buon senso riguardo alla salute. Aveva una straordinaria capacità di relazione con le persone e nel ruolo di abbadessa era stata molto amata dalle suore, tanto da ricoprire l’incarico per 50 anni. Non era autoritaria, ma aveva un senso materno verso le sorelle”.

(Foto: Facebook monastero cistercense dei santi Gervasio e Protasio – Linea).
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